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Alessandra e Monica: i morti in bici!

Perché un vero viaggio comincia molto prima del check-in in aeroporto e dello spazzolino in valigia. È nello stesso istante che si decide di farlo che comincia il percorso. Questo è il  racconto di una scoperta, di un viaggio che Effe Erre congressi ha  condiviso con entusiasmo, per la sua vocazione al turismo sostenibile. Un viaggio dentro la testa, nella natura attraverso il corpo. Un viaggio che inizia davanti ad un buon bicchiere di vino rosso in una serata di agosto, quando due amiche decidono di scoprire l’Italia in sella ad una bici.
Comincia pressappoco così:
Monica: “Ti va di fare 110 km in bici, da Venezia a Verona nel weekend dei morti?”
Alessandra: “Magari…. così stacco un po’ la spina dallo stress lavorativo”.

Internet aiuta nelle ricerche  e calendario alla mano dopo meno di 24 ore il biglietto easy jet Napoli- Venezia è sulla casella di posta. Si parte il 30 ottobre in altre parole “I Morti in bici”. Il nome è eloquente e la scaramanzia napoletana aiuta nell’interpretazione di macabri presagi: esattamente come quando si deve prendere l’aereo e nei giorni prima non saltano che all’orecchio notizie di disastri in volo. Si comincia con leggere involontariamente le statistiche allarmanti dei morti  in bicicletta nella pianura padana, si continua con una foto di una bici accartocciata ed infangata in un canale, comparsa nello “street view” di Google Maps quando si cercava di studiare il percorso, fino ad arrivare al nome del primo hotel prenotato: Hotel Paradiso.
Mettiamo da parte le tragiche coincidenze e, forti di un’intensa ed appassionata preparazione atletica, fatta di jogging mattutino, passeggiate in bicicletta, sana alimentazione ma anche numerose telefonate e qualche buon caffè, arriva il 30 ottobre.  Siamo finalmente in aereo, felici ed emozionate.
I presagi negativi sono sempre più lontani quando incontriamo il sostegno e la professionalità di “That’s Amore”, agenzia specializzata in bici tour, e del suo titolare Jerry De Concilio, che ci accoglie con entusiasmo raccontandoci di essere le prime sue clienti italiane.

A Venezia completiamo la trasformazione: in aereo la testa era già proiettata sul percorso, ma mancavano quegli accessori che avrebbero a breve fatto di noi delle autentiche bike-women. E così, come la cabina telefonica per Superman, così il bagno dell’aeroporto di Venezia ci vede uscire in tenuta ciclistica professionale, acquistata poche ore prima ascoltando i consigli di un vero angelo, materializzatosi al nostro fianco in un disorientante grande magazzino sportivo.
Siamo pronte ad aggredire i nostri 110 Km!
Dopo una breve pausa a Fusina, sull’antica foce del Brenta, Jerry de Concilio ci accompagna a Mira e armate di due belle biciclette, carta geografica, entusiasmo, sorrisi e poche cose essenziali, cominciamo il tour.
Cominciamo il nostro viaggio nel tardo pomeriggio, abbiamo meno di un’ora di luce e 12 Km circa per raggiungere la nostra prima tappa: Stra dove ci attende il nonpiùtantosinistro Hotel Paradiso.
Procediamo pedalando piacevolmente lungo la strada provinciale che costeggia il fiume Brenta, si affacciano su questo percorso panorami ordinati e armonici, ville palladiane di rara bellezza e animali che sembrano usciti per la naturalezza con la quale si muovono  da un documentario di “Discovery Channel”. Gabbiani di fiume ci accompagnano in questa tappa che si conclude al tanto temuto, ma piacevolmente rassicurante Hotel Paradiso.
Abbiamo già la netta sensazione che non sarà un viaggio qualsiasi, ma un viaggio vero, affrontato in una maniera insolita e quasi d’altri tempi. Un viaggio la cui bellezza sta nel percorso, non nella meta.
Questo modo di viaggiare riesce a rendere anche più facile il contatto con le persone, forse sembriamo più umani di quei turisti “automatizzati” dei weekend lunghi in voli lowcost, chissà… Diventa piacevole scambiare quattro chiacchiere col portiere di notte/cameriere/un po’ tuttofare dell’albergo: e si apre il primo spaccato di vita, pensieri, considerazioni, qualche confidenza e un po’ di ansia per un imminente cambiamento.
Il “viaggio” non è solo osservazione, ma anche scambio!
Ripartiamo cariche alle 9 di mattina di un’anomala giornata di fine ottobre, calda e assolata.
La seconda nostra seconda tappa è stabilita a circa 60Km di distanza.
Cominciamo costeggiando il canale Piovego, che ci porta prima  nella bellissima Padova, attraverso un percorso ciclabile di disarmante bellezza. Lungo il percorso abbiamo modo di scoprire la superba e solitaria “Villa Giovanelli”, la cui storia ci viene raccontata da un ragazzo incontrato nei pressi che passeggiava col cagnolino. Anche qui è immediato il confronto e lo scambio di opinioni, la tristezza nel suo sguardo quando ci parla del nuovo inceneritore costruito a pochi metri  e sovradimensionato rispetto all’esigenza territoriale: un percorso bellissimo, un paesaggio unico, mite e sereno, sfregiato dal mostruoso inceneritore.
Dopo un giro a Padova e aver ammirato Prato della Valle (la piazza più grande d’Europa) gremita di giovani studenti, turisti, mercatini, ponticelli, statue e giochi d’acqua, ci concediamo una pausa a Saccolongo in un singolare Roxy Bar gestito da una colonia di cinesi padovani!
Il percorso prosegue snodandosi lungo la strada del vino, attraverso immense distese coltivate, case coloniche, anatre, aironi cinerini e, soprattutto, vigneti.
Cediamo al fascino della bella distilleria che incrociamo sulla strada Romea e ci fermiamo per una degustazione. Riscaldate, e anche un po’ brille, continuiamo verso Orgiano, e ci immergiamo per un attimo nella vita del paese, dove la tabaccheria di Graziano è una sorta “Bar Sport” di Stefano Benni.  Chiacchieriamo un po’ con Graziano, che ci racconta di suoi trascorsi napoletani, dove, mentre faceva jogging la mattina sul lungomare, lo scambiavano per Maradona!, ora qui lo chiamano el Pibe di Orgiano, e conosciamo la Signora Graziella, sguardo azzurro e che si illumina quando le raccontiamo della grappa appena assaggiata…è una fan anche lei!

Salutiamo a malincuore la combriccola, il buio si avvicina, e riprendiamo la marcia verso Madonna di Lonigo (i Santi continuano ad assisterci!) dove grazie alle indicazioni di Graziano e Graziella troviamo una piccolo B&B  dove passare la notte. Ci concediamo una cenetta a base di risotto al radicchio e speck ed un conturbante baccalà alla vicentina, ben innaffiati da un rosso cabernet al Ristorante Arena di Lonigo,  dove viene festeggiato in maniera “professionale” l’Halloween…ragnatele e mostri dappertutto!
La mattina successiva 1 novembre siamo pronte per la pedalata finale, direzione Verona.

Gli ultimi 30 Km, lungo un percorso meno piacevole, perché su strada a scorrimento veloce, ma per fortuna non molto trafficata grazie alla giornata festiva di “Tutti i Santi”.
Giunte a Verona, riconsegniamo bici ed un ottimo feedback a Jerry e ci prepariamo al giusto epilogo del percorso: una magnifica passeggiata a Verona accompagnate dall’amico veronese Giampaolo Moretti perfetto Cicerone di questa stupenda città tutta da scoprire. Coroniamo il tutto con una buonissima cioccolata calda con panna!

Paesaggi, risate, complicità, umanità, accorgersi che c’è un corpo che esiste, della braccia che ci guidano, delle gambe che ci sostengono. Andare in bici ci aiuta a non avere paura del tempo, a non essere troppo veloci e nemmeno troppo lenti. C’e qualcosa di più, c’è una scoperta, una testa e un corpo. Binomio di benessere. Scoprire e guardare. Lasciarsi guidare dall’istinto, farsi raccontare la storia delle persone che è inevitabilmente legata alla storia del territorio. Perché abbiamo scordato l’anno di costruzione di Villa Giovanelli, ma in testa è vivo il ricordo di quel passante che orgoglioso ne raccontava la bellezza. Abbiamo forse dimenticato il nome di tutti i paesi che abbiamo attraversato, ma stampate come cartoline abbiamo i paesaggi, le case gialle e i salici ai margini della strada. Abbiamo rimosso il nome della grapperia (no, quello forse no, ce lo siamo portato stampato sulle uniche due cose acquistate nel viaggio, le bottiglie!), ma in bocca ancora il sapore e la gentilezza della proprietaria della distilleria.
Nelle orecchie il suono del dialetto de “el pibe di Orgiano”, che fiero raccontava le sue glorie calcistiche. Perché ogni volta che si spegne il cervello, e si accarezza il tempo con il corpo ci si rende conto che sono le sensazioni,  gli occhi, il corpo in uno scambio di mutuo riconoscimento ad azionarlo. I milioni di bit, di spie luminose accelerano il passaggio e si finisce con il perdere i dettagli, le sfumature. Siamo pronte per ripetere l’esperienza magari sui colli senesi o in una città straniera. Pronte per emozionarci quasi involontariamente. Perché è libertà che entra dentro, il respirare, il sudare. L’emozione che nasce dalla comunicazione naturale tra testa corpo e territorio.
Tante le foto scattate, momenti immortalati che se volete potete guardare sulla pagina facebook di Effe Erre Congressi, perché a volte un immagine vale più di mille parole.
Ci piaceva l’idea di condividere con Alessandra, Monica e tutti voi questo esempio di turismo sostenibile, di grande umanità, e di poterlo immaginare e proporre anche nella nostra regione ed ai nostri clienti ed amici. Siamo pronti per suggerimenti, idee e percorsi per ritrovarsi magari tutti in sella ad una bici.
Guarda le foto del viaggio su:
http://www.facebook.com/#!/profile.php?id=100000495098127

Monica Adamo, Alessandra Saioni, Giovanni Salzano
Alessandra e Monica : “Dead on Bike”

A real trip begin before the check-in at the airport and putting the toothbrush in your suitcase. It is at the same moment that you decide to do that. . . begin the path.

This is the story of a discovery, a journey that Effe Erre Congressi shared with enthusiasm for the vocation of sustainable tourism. A trip inside your mind, inside the nature through the body. A journey that begins in front of a good glass of red wine in an evening of August when two friends decide to explore Italy riding their bikes.

It begins like this:
Monica: “Want to you think to do 110 km by bike, from Venice to Verona in the Weekend dei morti”
Alessandra: “Maybe …. so I can take time for myself, far to work stress “.
Internet help us and after less than 24 hours the easy jet ticket from Naples to Venice is on the mailbox. It starts on October 30 in other words “The Dead by bike”. The name speaks for itself and the Neapolitan “good luck” helps in the interpretation of ill omens: just like when you have to take a plane and in the days before you just ear in-flight disasters news. It begins with involuntarily read the alarming statistics of the dead cycling in the Pianura Padana, it continues with a picture of a crumpled bike across a muddy canal appeared in Google Maps “street view” when you are trying to study the route, until get the name of the first hotel booked: Hotel Paradiso.

Let us put aside the tragic coincidences and, armed with an intense and passionate athletic preparation, maded by: morning jogging, cycling, healthy eating but also numerous phone calls and some good coffee, arrives 30th October. We are finally on the plane, happy and excited.
Negative omens are increasingly distant when we meet the support and professionalism of “That’s Amore“, a specialized agency of the bike tour, and its owner Jerry De Concilio, which welcomes us with enthusiasm by telling us that we were the first Italian customers of his agency.

When we arrived to Venice we complete the transformation: in the plan our head was already projected into the path, but lacked the accessories that they would shortly made us as the authentic bike-women. And so, as like Superman phone booth so the bathroom of Venice airport made us a professional cycling clothes, purchased just hours before listening the advice of a true angel materialized beside us in a confusing largest sports warehouse.
We are ready to attack our 110 Km!
After a short break in Fusina, on the ancient mouth of the Brenta, Jerry de Concilio accompanies us in Mira and armed with two beautiful bicycles, map, enthusiasm, smiles and a few essential things, let’s start the tour.
We begin our journey in the late afternoon, we have less than one hour of daylight and 12 Km to reach our first stop: Stra, where we booked our “unlikely” Hotel Paradiso.
We continue pedaling pleasantly along the road that runs along the Brenta’s River, overlook this path views orderly and harmonious, Palladian villas of rare beauty and animals that for the ease on which they move seem to come out from a documentary of “Discovery Channel“. River gulls accompany us in this leg that ends in our pleasantly reassuring Hotel Paradiso.

We already have a strong feeling that it will not be just a normal journey, but a real journey, addressed in an unusual way and almost of another era. A journey where the beauty is in the path, not in to the destination.
This way of traveling can also make it easier to connect with people, perhaps we seems more human than those “automated” tourists who pass their journey weekend in lowcost trip, maybe … Become pleasant talk with the night waiter / doorman / a handyman of the hotel: and opens the first slice of life, thoughts, considerations, some confidence and a bit of anxiety about an upcoming change.
The “journey” is not only observation but also exchange!

The day begun at 9 am in to an abnormal day in late October, it was warm and sunny.
Our second stop is set at about 60Km of distance.
Let’s start along the canal Piovego, through a cycle
track of disarming beauty, which leads us first to the beautiful Padova. Along the way we had the opportunity to discover the superb and solitary “Villa Giovanelli“, whose story is told by a guy met there who was walking with the little dog. Is immediate the comparison and exchange of opinions, the sadness in his eyes when he speaks of the new incinerator built a few meters and oversized compared to territorial need: a beautiful location, a unique landscape, calm and quiet, distroyed by the monstrous incinerator.

After a trip to Padova and have admired Prato della Valle (the largest square in Europe) packed with young students, tourists, markets, bridges, statues and water features, we allow ourselves a break in Saccolongo in an unique Roxy Bar carried on by a colony of Paduan Chinese!
The
trip continues winding along the wine route through vast cultivated areas, farm houses, ducks, herons and above all, vineyards.
We
stopped seeing the charms of the beautiful distillery we meet on the road Romea and we stop for a tasting. Heated, and even a bit drunk, we continue to Orgiano and immerse ourselves for a moment in the life of the country, where the Graziano’s tobacco shop is a kind of Sports Bar” by Stefano Benni. Talking a little bit with Graziano, who tells us his Neapolitan past, where while jogging in the morning on the waterfront, mistook him for Maradona ! Now, here, people call him “el Pibe of Orgiano then we met Mrs. Graziella, blue eyes and that lights up inside of them when we told her that we just tasted grappa … is a fan too!

We reluctantly salute the gang, the darkness approaching, and here we go to Madonna di Lonigo (Saints continue to assist us!) where thanks to the instructions of Graziano and Graziella we find a small B&B to spend the night. We treated ourselves with risotto with radicchio and speck, dried salted cod cooked at Vicentina all well watered by a red cabernet at Restaurant Arena in Lonigo, where it is celebrated in a “professional” way the Halloween… cobwebs and monsters everywhere!
The next morning,
1st of November we are ready for the final ride, direction Verona.

The last 30 km, down a less pleasant path, because of the fast road, but fortunately not very busy thanks to the “festive All Saints” day.

Come to Verona, we give back the bike and with a very good feedback to Jerry we prepare for an appropriate ending of the course: a magnificent walk in Verona’s city accompanied by the friend Giampaolo Moretti, perfect Cicero of his beautiful city. Wecrowned all with a very good  hot chocolate with whipped cream!Landscapes, laughter, complicity, humanity, realizing that there is a body that exists, the arms that guide us, the legs that support us. Cycling helps us not to be afraid of the time, not to be too fast nor too slow. Is there something more, there is a pool, a head and a body. Combination of well-being. Discover and watch. Be guided by our instinct, listen the story of the people that are inevitably linked to the history of the territory. Because we have forgotten the year of Villa Giovanelli construction, but in our head is alive the memory of that proud passer that told us the ancient beauty.

We have forgotten the name of all the countries we crossed, but printed as postcards in our mind we have landscapes, yellow houses and willow trees on the roadside. We have removed the name of grappa (no, that maybe not, there we are brought printed on only two things you buy in the travel, the bottles!), but in the mouth we still have the taste and kindness of the owner of the distillery.

In my ears the dialectical sound of “el Pibe of Orgiano”, proudly recounting his football’s glories. Because every time you turn off your brain, and strokes the time with the body you realize that you feel the feelings, the eyes, the body of the exchange of mutual recognition that operate on it.

A millions of bits, of warning lights accelerate the transition and you end up losing the details, the nuances. We are ready to repeat the experience maybe on the Sienese hills, or in a foreign city. Ready to move us almost involuntarily. Because it is freedom that comes inside, the breathing, the sweat. The emotion that born from the natural communication between body, head and territory.

Many photos taken, moments immortalized that if you want you can look on the facebook page of Effe Erre Congressi, because sometimes a picture is more than a thousand words.
We liked the idea of sharing with Alessandra, Monica and all of you this example of sustainable tourism, of great humanity, and to be able to imagine and propose it in our region and to our customers and friends. We are ready for tips, ideas and paths finding themselves perhaps all riding a bike.

Look our Trip Photos on:

http://www.facebook.com/#!/profile.php?id=100000495098127

Monica Adamo, Alessandra Saioni, Giovanni Salzano
Traduzione a cura di Hilary Di Leva

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Il Patrimonio Rurale in Campania

In un mondo sempre più globalizzato le problematiche relative alla salvaguardia e allo sviluppo dei territori rurali sono estremamente attuali: tutelare e valorizzare il patrimonio rurale costituisce una necessità sia culturale che ambientale.

Il paesaggio rurale è un bene culturale che esprime valori di memoria, di identità collettiva e di riconoscibilità. Una riflessione che viene fuori dal convegno del MiBAC (Ministero per i beni e e le attività culturali) che lo scorso 3 ottobre a Villa Pignatelli ha portato alla presentazione di un interessante pubblicazione, frutto di una profonda analisi del territorio, “ Architettura Rurale nei parchi Nazionali. Cilento, Vallo di Diano , Alburni e Vesuvio ”che individua e cataloga il patrimonio rurale nei due parchi nazionali della Regione Campania.

Nonostante il tempo e la cultura cosmopolita , è ancora possibile leggere ed individuare chiaramente nei nostri paesaggi i segni che hanno caratterizzato per lungo tempo le aree agricole della Campania. Le architetture rurali, perfettamente integrate nell’ambiente, completano il paesaggio come “naturali” protagoniste di uno scenario altrettanto naturale. Masserie, mulini idraulici, case coloniche, fontane rappresentano, con i loro elementi funzionali ed architettonici, uno specchio di attività e sistemi di vita tipici delle campagne, espressione di quel rapporto stretto tra comunità e territorio circostante. In Campania sono molte le strutture che testimoniano con estrema semplicità il valore delle nostre radici culturali. Strutture architettonicamente semplici ma molto funzionali che rappresentano perfettamente la cultura contadina. Di quella vita semplice, di quelle tradizioni che sembrano dimenticate.

La storia di un territorio non è fatta solo di castelli, palazzi nobiliari, gallerie d’arte e chiese. E’ necessario valorizzare e tutelare l’immensa ricchezza nascosta nelle campagne, spesso violentate e saccheggiate da autostrade e sacchetti di immondizia.
Sono in ufficio e ho tra le mani la pubblicazione presentata al convegno MiBAC. Guardo le foto che rievocano la vita di campagna. Non sono uno storico e nemmeno  un architetto ma quelle immagini riescono a trascinarmi in un altro mondo. In una realtà fatta di pane caldo, di vino rosso. Di donne corpulente che spazzano l’aia tra bambini scalzi e galline impazzite. Continuo a sfogliare  senza preoccuparmi dei  dati che, immagino, siano costate tanta fatica. Continuo a farmi rapire delle immagini. E ancora i vestiti della domenica e i veli di pizzo nero. Le chiese piene. Sento l’odore dei fagioli cotti sul camino, del legno bagnato.
Il recupero della memoria storica è un obbligo morale per una società civile. La storia di ogni territorio è indissolubilmente legata alla storia dei singoli.

Recuperare il patrimonio rurale significherebbe dare luce alla storia personale dei nostri avi. Si conoscono le saghe familiari dei Savoia nonchè tutti gli amanti della regina Maria Antonietta. Sono giustamente conservate  tutte le stoviglie del re e gli abiti pomposi delle cortigiane. Credo sia necessario recuperare anche il patrimonio rurale e divulgare quei valori di semplicità e quelle tradizioni che restano a volte ai margini dei libri di storia e del turismo.
Una riflessione che mi fa pensare alle cose che gelosamente conservo della mia famiglia: un antico anello d’oro con diamanti di mio nonno di cui fiero porto il nome e uno “strummolo” ( trottola antica di legno) di mio padre. Non è una questione di legno o di oro.  Entrambi  raccontano e mi parlano delle mie radici.  Con la stessa importanza, con il medesimo valore.
Adesso mi piacerebbe condividere con voi le immagini, i ricordi che rievocano quelle masserie, case coloniche che si affacciano malconcie e malinconiche  sulle nostre auto quando distratti e stressati pensiamo esclusivamente al futuro.

Giovanni Salzano

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Cultural Heritage in Campania
In an increasingly globalized world, issues related to the preservation and development of rural areas are extremely current: protect and enhance the rural heritage is cultural and environmental necessity.
The rural landscape is a cultural asset expressing memory values, collective identity and recognition. A reflection that comes out by the conference MiBAC (Ministry of Heritage and and cultural activities) that on 3rd of October at Villa Pignatelli has led to the presentation of an interesting publication, the result of a deep analysis of the territory, “Rural Architecture in the National Parks. Cilento, Vallo di Diano, Alburni and Vesuvio” which identifies and categorizes the rural heritage in two national parks in Regione Campania.

Despite of the weather and cosmopolitan culture, it is still possible to read and clear identificate our cultural signs that have characterized for a long time the agricultural areas of Campania. Rural architecture are perfectly integrated in to the environment, its complete the landscape as “natural” protagonists of a natural scenery. Farms, water mills, farmhouses, and fountains represent with their functional and architectural elements, a mirror of activity and typical ways of life of the countryside, an expression of the close relationship between the community and surrounding area.  In Campania there are many structures that testify easly the value of our cultural roots. Simple and functional architectural structures which perfectly represent the peasant culture. The simple life and traditions that seems forgetted.
The history of an area is not all about castles, palaces, art galleries and churches. It is necessary to enhance and protect the immense wealth hidden in the countryside, often raped and looted by highways and garbage bags.
I’m in the office and in my hands I have the publication presented at the conference MiBAC. I am looking at the photos that recall the country life. I’m not a historian or an architect but those images manage to drag me into another world. In a reality of hot bread, red wine, corpulent women sweeping the threshing floor of barefoot children and crazy chickens. I continue to browse without worry of data which, I imagine, costs many trouble. I continue to look the pictures. And so Sunday clothes and black lace veils. Churches full of people. I feel the smell of fireplace baked beans, wet wood.
The recovery of historical memory is a moral obligation for a civil society. The history of each area is inextricably linked to the history of the individual.

Recover the rural heritage would give light the personal history of our ancestors. We know the Savoia’s family sagas, or as well, all lovers of Queen Marie Antoinette. We are rightly kept all the dishes of the king and pompous courtesans outfits. I think it is also necessary to recover the rural heritage and disseminate the values of simplicity and traditions that are sometimes on the margins of history and tourism books.

A reflection that makes me think about the things that jealously cherish my family: an old gold ring with diamonds of my grandfather, who had my same name, and a “strummolo” (old wooden spinning top) of my father. It is not a matter of wood or gold. Both they tell and speak to me of my familiar roots. With the same importance, with the same value.

Now I would like to share with you the pictures, the memories that recall those farms, old and melancholic farmhouses near our car, when distracted and stressed we think only about the future.

Giovanni Salzano

Traduzione a cura di Hilary Di Leva

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l’Unesco e le regole Green

La seconda edizione del “WTE World Heritage Tourism Expo” , manifestazione riservata alle città e siti Unesco ci ha portato il 16 settembre ad  Assisi capitale mondiale del turismo UNESCO. Il secondo appuntamento specializzato nella promozione turistica dei siti e città patrimonio dell’umanità e del turismo sostenibile. Nelle splendida cornice di Pallazzo Vallemani, GMIC ( Green Meeting Industry Council) ha inaugurato il salone con un incontro   “Ti Faccio Verde, laboratorio attivo degli eventi sostenibili”. Al centro del dibattito l’ecosostenibiltà nella green meeting industry italiana. Un agorà che ha permesso un confronto costruttivo tra i vari operatori della filiera del congressuale. Allestimenti con basso impatto ambientale e comportamenti ecosostenibili nel mondo degli eventi. E’ stato un ulteriore motivo di riflessione per noi di effe erre da sempre sensibili e attenti a temi ambientali e al turismo sostenibile.

Durante il laboratorio molti dei presenti hanno stilato una sorta di decalogo di regole di ecosostenibilità nel proprio  lavoro. Prendendo a prestito tale metodo abbiamo chiesto un po’ in giro  a persone comuni almeno due regole di sostenibilità che applicano nella vita quotidiana. Riportiamo qui alcune delle risposte, invitandovi a condividere con noi le vostre  regole Green per cercare quella serie di piccoli atteggiamenti che possono anche in piccola parte salvare il pianeta, perché come diceva J.F. Kennedy: “ One person can make a difference and everyone should try

“ Faccio la raccolta differenziata e uso detersivo sfuso
Maria, 54 anni casalinga
“ Utilizzo i mezzi pubblici per andare a lavoro e la bici per giocare con mio figlio”
Alberto, 42 anni Impiegato”
“ Nessun dispositivo in stand by e caraffa per depurare l’acqua del rubinetto ( così evito tutte le bottigliette di plastica)
Enza, 35 anni maestra”

Un evento, inoltre, che ci ha portato a ricercare  l’elenco dei siti Unesco, patrimonio  dell’umanità in Campania, che ci piaceva condividere con voi:

  • Il centro storico di Napoli
  • Il Palazzo Reale di Caserta, con il Parco, l’Acquedotto Carolino e il complesso di San Leucio
  • Le aree archeologiche di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata
  • La Costiera amalfitana
  • Il Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano con il sito archeologico di Paestum e Velia, Roscigno Vecchia e la Certosa di Padula

Siti UNESCO Riserve della Biosfera in Campania

  • Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano
  • Somma-Vesuvio e Miglio d’Oro

Vi Invitiamo, come facciamo di solito, a condividere con voi le vostre esperienze, i vostri pensieri. Aspettiamo perciò di sapere quali sono i vostri piccoli comportamenti green  per poterli divulgare e chiaramente copiare.

Giovanni Salzano

UNESCO and Green rules

The second edition of “WTE World Heritage Tourism Expo“, an event reserved to the UNESCO’s city and sites took us on 16th of September to Assisi, UNESCO’s world capital of tourism. The second event is specialized in tourist promotion of the sites and cities of humanity heritage and sustainable tourism . In the beautiful location of Palazzo Vallemani, GMIC (Green Meeting Industry Council) has opened the salon with a meeting “I’ll Make you Green”, Active laboratory of sustainable events”. The focus of debate is the eco-sustainable Green Italian meetings industry. The key factor which allowed a constructive dialogue between the various actors in congressional sector. Setting-up with low environmental impact and eco-sustainable behaviour in the events world. For Effe Erre it was an other reason of reflection because we are always sensitive and attentive to environmental issues and sustainable tourism.

During the workshop many the present people drew up a kind of handbook of rules of sustainability in their work. We took this method and becoming asking a little bit to ordinary people two sustainability rules that they apply in their everyday life. Here we have some answers, and invite you to share with us your  Green rules just to try finding the series of small attitudes that can, even in small part, save our planet, because, as JF Kennedy said : “One person can make a difference and everyone Should try

“I make the differentiate waste collection and I use unpackaged detergent”

Maria, 54 years housewife

“I Use public transport to go to work and the bike to play with my son”

Alberto, 42 years employee

“No one device on standby and purify carafe for water purification (so I avoid all plastic bottles)”

Enza, 35 teacher

An event, moreover, that has led us to look the list of UNESCO World Heritage site in Campania, we like to share it with you:

  • · The historic old center of Naples
  • The Royal Palace of Caserta with the Park, the Aqueduct Carolino and  San Leucio Complex
  • The archaeological sites of Pompei, Ercolano and Torre Annunziata
  • · The Amalfi Coast
  • The National Park of Cilento and Vallo di Diano with the archaeological site of Paestum and Velia, Old Roscigno and the Certosa of Padula

Biosphere Reserves by UNESCO in Campania

  • · National Park of Cilento and Vallo di Diano
  • Somma-Vesuvio and Miglio d’Oro

We invite you, as usually, to share with us your experiences and your thoughts. So we expect to know your little green behaviors to be able to disclose and clearly copy !

Giovanni Salzano

Traduzione a cura di Hilary Di Leva

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Settembre e la Sindrome da Rientro

Il ritorno dalle vacanze? Uno dei momenti più critici dell’anno.  La “sindrome da rientro” è una vera e propria patologia che , stando agli esperti, si manifesta con senso di stordimento, calo dell’attenzione, mal di testa, problemi di digestione, raffreddore, mal di gola, tosse e vari dolori muscolari. Secondo gli ultimi dati Istat un lavoratore su dieci è colpito dal “trauma post vacanziero”.

Il ritorno ha effetti devastanti sull’umore . Sarà perché Agosto è si il mese delle vacanze ma anche una linea di confine tra il nuovo e il vecchio e  settembre è un po’ come il primo gennaio si è pieni di buoni propositi e aspettative.

“La vacanza“, però,  spiega Walter Pasini, uno dei maggiori esperti mondiali di Medicina internazionale, fondatore di una nuova disciplina medica (Travel Medicine), “è un periodo molto creativo, nel quale si possono elaborare nuovi progetti e idee per il futuro: se da un lato questo può dare una notevole carica nell’affrontare di nuovo il lavoro, dall’altro può disorientare!”

Da un lato, quindi, la sindrome da rientro, dall’altro una carica di ottimismo.

Anche Noi di Effe Erre non siamo indenni da questa sindrome. Come dice il  Dott. Pasini agosto è stato un periodo molto creativo. Disorientati ma  carichi di ottimismo siamo ritornati alle nostre  scrivanie.

Sommersi e preoccupati dai soliti problemi della nostra Napoli, della crisi generale siamo, però, tornati in ufficio propositivi e pronti per quest’autunno . Abbiamo ripreso in mano le nostre attività e cominciato a lavorare su nuove proposte continuando sempre con lo stesso entusiasmo la nostra avventura nei Green Meeting.

In ufficio siamo riusciti anche a trovare una soluzione ecosostenibile ai miei 4 kili in più, conseguenza delle abbuffate estive e della mia posizione dell’ippopotamo insabbiato.

Ci stiamo allenando per l’evento che ci terrà impegnati in prima linea alla fine di ottobre (nel week end dei morti) : “ I morti in bici”. Un iniziativa interessante e soprattutto verde per scoprire le nostre  città pedalando. Da Venezia a Verona in bicicletta. Circa 100 km in due giorni, tutti insieme alla scoperta della nostra Italia con un impatto zero sull’ambiente. Insieme a noi ci sarà “ THAT’SAMORE granturismo ”, che grazie alla sua  esperienza nel mondo dei bici-tour, ci sosterrà e aiuterà in questa avventura. Stiamo costruendo il programma dell’evento, scegliendo  hotel, ristoranti e partner, tutti rigorosamente eco-friendly.

A chiunque sia interessato a partecipare , saremo felicissimi di dare informazioni in merito, e ritrovarci , magari,  tutti insieme in bicicletta tra le strade di Padova o Vicenza.

Augurandovi un buon settembre, aspettiamo di conoscere gli effetti della vostra “sindrome da rientro” .

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Giovanni Salzano

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Cronache di un Congresso parte II

Credo che per capire veramente un congresso, per comprenderne il senso più profondo bisognerebbe piazzare una telecamera nella segreteria organizzativa. E da lì che nasce tutto, segreteria che diventa il quartier generale. Wikipedia lo descrive così:

“Il quartier generale, in sigla QG o HQ (dall’inglese “headquarters”), è il luogo, reale o figurato, dove risiedono la maggior parte delle funzioni principali di un’organizzazione. In origine il termine era utilizzato per indicare il luogo di riunione dei massimi ufficiali delle forze armate. Oggi è comunemente usato anche per indicare il luogo dove risiedono gli organi decisionali di un’impresa ed in generale di qualunque gruppo umano organizzato a più livelli.”

In quei pochi metri quadrati , come dice la definizione “viviamo e risiediamo” per i giorni del congresso. Lì si prendono decisioni, lì si gestiscono i tanti imprevisti. Un corridoio pieno di scatole, vestiti, borse, libri che diventa e si trasforma  a seconda delle esigenze  in ristorante per pasti veloci, spogliatoio, sala riunioni, centralino telefonico. È lì che si nasconde la parte più intima di tutti noi. È da lì che parte l’energia, dove siamo noi, nient’altro che noi. Il “nostro dietro le quinte” dove si ride, si urla, si piange, ci si lamenta del caldo, si raccontato barzellette. Un agorà da dove nascono idee, confronti.  Dove potersi raccontare. Dove potersi sfogare. E’ da lì che si commenta tutto e lì si trova rifugio. Come fa una macchina di formula uno al pit stop, dopo aver corso si lascia abbracciare, si lascia mettere a posto dalla sua squadra. Perché fare un congresso ti obbliga ad essere più persone contemporaneamente , ti porta ad utilizzare livelli di comunicazione, toni ed espressioni sempre diverse. Bisogna trasformarsi  in pochi secondi. Si passa velocemente dall’inglese all’italiano, dal sorriso per i congressisti, al tono semi-arrabbiato con gli autisti che sono in ritardo. E poi ancora dall’imbarazzo di scegliere le parole giuste per parlare con esperti di economia,per poi  essere coinvolgenti per gli studenti che ci danno una mano. Continui cambi di tono, di modalità e finalità di comunicazione. E quando ci sente un  po’ frastornati, bastano due minuti in quel corridoio per riprendere fiato. La segreteria che diventa teatro dei nostri “ Congress Awards” . C’è un premio per Miss e Mister Congress, uno per l’abbigliamento e l’altro per la richiesta più strana. Ma il premio più importante è il “ Total Congress Award”. Ogni volta in un congresso, già nelle primissime fasi, già in ufficio, c’è un nome che rimbomba, che ritorna continuamente. Senza ragioni apparentemente ovvie. E’ quel nome che tutti conosciamo, e nessuno però si ricorda perché. E’ scientificamente provato in ogni congresso quel nome c’è. Ed è a lui che va il “Total Congress Award”.
Quella stessa segreteria organizzativa che alla fine della giornata si chiude con la stessa attenzione con la quale si chiude casa prima di partire per le vacanze.
Fare un congresso oltre che insegnarti a comunicare  a più livelli, ti permette di guardare la tua città con gli occhi degli stranieri. Organizzare un congresso vuol dire soddisfare in primo luogo loro, i partecipanti. È chiaro che per comprendere le loro esigenze è necessario innanzitutto cercare di guardare con i loro occhi. Agire come se non conoscessimo la città. Guardare le cose come loro, come non napoletani. Ti ritrovi al Teatro San Carlo, con un concerto di musica classica per la cena di gala, guardi gli occhi degli stranieri, e capisci un sacco di cose.
Guardare così  Napoli, guardarla senza preconcetti, senza le arrabbiature che solo i napoletani conoscono. Guardarla così  in una sera d’estate, dopo una cena nel tempio della musica ,  emoziona, emoziona tanto. La nostra  città. I nostri colori. La nostra terra.
Napoli che, grazie al congresso, ho deciso di visitare. Si,  quest’anno vado in vacanza a Napoli. Ho deciso di essere un turista nella mia città. Ho già organizzato tutto. Dalla prossima settimana sarò in ferie e ho un calendario fitto di cose da fare e vedere.
E a proposito di ferie, tutti noi di Effe Erre auguriamo un buon agosto , per chi parte, chi resta o per chi,come me, decide di scoprire la propria città.
Giovanni Salzano
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Cronache di un Congresso – parte I

Come spiegare quel sentimento, quella malinconia che ti prendeva l’ultimo giorno di scuola, negli anni del liceo. Erano i primi giorni di giugno. Finite le interrogazioni, e tutte le materie “prese”, anche in latino con un risicato 6 ero riuscito a non essere rimandato.  Erano  i giorni di una sigaretta divisa in cinque seduti  sullo schienale della panchina fuori scuola.  Erano i giorni dei gavettoni e di baci che sapevano di amore eterno. Erano giorni che sapevano di stanchezza, di malinconia ma di soddisfazione, orgoglio.
Più di dieci anni dopo , riecco quel miscuglio di sensazioni, quel profumo, quell’umanità.
14 luglio 2011, tutti in ufficio. Il giorno dopo il mega congresso.
Stanchi ma contenti. Fuori Forma ma soddisfatti. Erano passate poche ore dalla fine del congresso e già parlavamo di ricordi. Ognuno raccontava e si raccontava. Persone, sentimenti, personaggi ed esperienze. Come si faceva proprio l’ultimo giorno di scuola quando ci si raccontavano tutti i “filoni”, tutte le gaffe del professore d’inglese, tutte le interrogazioni. Come a dire: è stata dura, ma ce l’abbiamo fatta!
E ho sentito esattamente questo   il giorno dopo il congresso tra telefono che squillava e pausa caffè lunghissima. E via con i racconti dei tre giorni. Ognuno con un punto di vista diverso, ma tutti con la stessa sensazione di vuoto, di fine.  Un congresso per me che sono una matricola non è solo un esperienza di lavoro. Ma un percorso. Qualcosa da condividere. Un congresso dura anni. Progettazione, contrattazione, realizzazione. Infinite chiamate, e mail, problemi di vario genere. Iscrizioni e sito che si blocca ( il server di Aruba che si incendia chiaramente nell’ultimo giorno di iscrizioni al congresso). Un serie infiniti di passaggi, di procedure. Di equivoci. Il giorno prima del congresso. Briefing e condivisione con tutti. Un lavoro intenso e stressante. E qualche volta finisci pure per odiarlo.
E poi arriva il giorno del congresso. E inspiegabilmente si è emozionati. In fondo è il tuo lavoro che si palesa agli occhi di tutti. È la tua creatura che prende vita, che comincia  a respirare. Una macchina organizzativa che deve partire. L’attenzione di tutti è li come se tutto il nostro mondo si concentrasse in quel pezzo di università. Si comincia presto e malgrado l’appuntamento eravamo tutti stranamente in anticipo di mezz’ora. Eravamo li insieme ed era curioso. Era come dire: << tutti ai posti di combattimento>> o come fanno gli attori prima di entrare in scena: mani sulle mani e quella parola che per ovvie ragioni di finto decoro non ripeto.
Tutti uniti, una sola squadra, tanti ruoli con l’obiettivo di portare a termine nel migliore dei modi questo nostro progetto. Si prepara la segreteria organizzativa, si rilegge per la sessantacinquesima volta il programma del congresso, ultima occhiata alle attrezzature e alle sale. E poi il telefono che non smette si squillare e quel suono, quella suoneria sarà la colonna sonora del congresso. Le ragazze bellissime e raggianti in tailleur rosso, che malgrado il gran caldo riuscivano a portare con disinvoltura. Sorridenti,  anche in tacco riescono a fare movimenti e sforzi da camionista con la grazia e la delicatezza di ballerine di danza classica. Una barriera  tutta al femminile che contrariamente a quanto si pensi, ha dimostrato solidarietà, coesione e grande professionalità. Una squadra di donne che sfata il mito delle “ belle ma stupide”…
…TO BE CONTINUED
Giovanni Salzano
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Momenti di Trascurabile Felicità

Semplice, comunicativo, divertente, cinico ed ironico Francesco Piccolo nel suo libro “ Momenti di Trascurabile Felicità”  descrive  quei   “piaceri intensi e volatili che punteggiano le nostre giornate, accendendone i minuti come fiammiferi nel buio”. Al centro  la quotidianità, i piccoli momenti. Un libro senza trama, un breviario. Ma soprattutto la riflessione che non esistono, o non bisogna aspettare, le gioie perfette per essere felici. Bisogna solo saper guardare, saper riconoscere  quelle piccole gioie quotidiane, a volte insensate.  Siamo sempre più convinti, che la felicità, così come le risate,   sia contagiosa. Abbiamo perciò deciso di condividere alcuni “Momenti di Trascurabile Felicità”:

Quando mia moglie si mette una mia maglietta.

Quando il cameriere torna al tavolo con la bottiglia di vino che abbiamo scelto, stappa la bottiglia, annusa il tappo, e poi guarda tutti i presenti per scegliere chi debba assaggiare il vino. E non sceglie me.

Il modo i cui i benzinai danno il resto, tutti nello stesso modo, come se avessero fatto una scuola. Tirano fuori un portafogli enorme, pieno di banconote stirate e compatte, divise in ordine decrescente: le 100 euro, le 50, le 20, le 10, e 5 euro. Prendono una banconota alla volta, la fanno frusciare colpendola con le dita, e dicono: e sono venti; e sono trenta; e sono cinquanta.

Quando quello che ti ha chiesto di conservargli il posto, finalmente arriva. E puoi dimostrare a tutti quelli intorno che era vero”
Cit: Francesco Piccolo, Momenti di trascurabile felicità

Ecco i nostri “ Momenti di Trascurabile Felicità”:

<<Vorrei provare i pantaloni  in vetrina>>  Che taglia? >>  << 52>>  << Ma è per lei?>>  <<Si>>  << Allora sarebbe meglio una 48>>”

Saverio,26 anni  in lotta contro l’obesità

“ Quando il tizio al casello dell’autostrada ti dice buon giorno

Ezio, 42 anni, agente di commercio

“ Alla fine di un colloquio di lavoro, l’ennesimo. Il solito gioco di sempre: se nei primi 10 cambi di stazione, suonano una canzone dei Queen, il lavoro è mio. Parte lo stereo e immediatamente suona “  Don’t stop me now” . Lo sapevo, sono stato bravissimo a questo colloquio, finalmente  un contratto di lavoro. Come un deficiente, ballare e cantare a squarciagola pensando che con il primo stipendio comprerò  finalmente l’anello di fidanzamento,  decidere se allevare  un cane o un gatto, il colore delle piastrelle in bagno e da quale parte del letto dormire. Momenti di Felicità. A quel colloquio però non mi hanno preso.”

Giovanni, 29 anni precario

“ Quando trovi 10 euro in un pantalone che non metti da anni e che tra l’altro ti sta ancora bene ”

Anna, 69 anni pensionata

“ La domenica sera , il parcheggio senza grattino, in pieno centro senza avere fatto seimilaquattrocentosessantesei giri”

Vincenzo, 36 anni, avvocato

“In palestra, quando dopo la doccia realizzo di essermi portato le mutande di ricambio”

Francesco, 25  anni Londra

“Quando apri gli occhi la mattina guardi la sveglia e ti accorgi che hai ancora 15 minuti di sonno prima che la sveglia cominci a suonare!”

Luigi 26 anni, studente

“Una volta dovevo firmare il consenso informato e mentre mi accingevo a firmare,mi hanno chiesto se fossi maggiorenne!!! Che goduria!!!!!”

Rosaria 29 anni studentessa

“Al 93 minuto di una finale champions il tuo calciatore preferito segna da una posizione  impossibile e ti regala un trofeo ed una gioia indescrivibile”

Pasquale, 30 designer

“ Il mio compleanno. 43 primavere. Ristorante, fiori e le amiche di sempre. Le amiche della maturità, del primo viaggio in Grecia. Le amiche tutte vestite di rosa al mio matrimonio. Le amiche dello shopping, le amiche del divorzio, dei pianti. Arriva la torta, e il cameriere, giovane ( e anche belloccio),sbaglia ed inverte il numero delle candeline, sulla torta svetta un bel 34. Aggiusto il numero, ed lo guardo. E lui: sei bellissima.”

Matilde, impiegata

“Quando arrivo a Napoli trovo parcheggio sugli spalti del Maschio Angioino, mi guardo intorno e sento una sensazione di benessere…è un momento di trascurabile felicità perchè non lo ricorderò nel corso della giornata o nei giorni a venire in quanto “trascurabile” ma l’averlo provato mi ha reso in quel “momento” felice!”

Santa 31 anni, avvocato

“La prima volta che uscì  da single dopo 8 anni di fidanzamento. Mi sentivo brutto e  fuori luogo. Poi arriva lei: <<Non ti ho mai visto qui, uno così  bello me lo sarei ricordato>>. Adesso è di la che si fa lo shampoo.”

Ettore, 43 anni Imprenditore

“Le ciabatte dopo una serata in tacchi a spillo.”

Irene, 28 PR

“Tutte le prime volte”

Giovanni, 29 anni Sindrome di Peter Pan

“Quando te la stai facendo sottissima..proprio quando pensi che questa volta non ce la farai…proprio in quel momento trovi un bagno…nel momento in cui ti siedi…mmm…bene..quello e’ un momento divino”

Pasquale, 30 anni Colon irritabile

Adesso vi invitiamo a condividere e “contaminarci” con i vostri “Momenti di Trascurabile Felicità”.

Aspettiamo i tuoi commenti!

… e che felicità sia!

Giovanni Salzano

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Suoni da Scampia

In tailleur rosso accoglie i nostri congressisti.
Monica Riccio, classe 1988, giovane e sorridente è una delle ragazze del team delle nostre hostess.
Una montagna di ricci ad incorniciare quegli occhi magnetici e lucidi che hanno voglia di raccontare, di cantare, di suonare.
Monica è una cantautrice e una compositrice. Racconta e dà voce e musica ad una una Scampia diversa, forse la vera, lontana dall’immagine che tutti noi abbiamo, distante dalle piazze di spaccio e dal sangue della camorra.
Abbiamo deciso di incontrala in un assolato pomeriggio di Maggio esattamente dove la sua musica prende vita, dove nascono i testi delle sue canzoni. Seduti sugli scaloni di una desolata piazza Giovanni Paolo II, nel cuore di Scampia, dove il Centro Territoriale Mammut , un associazione di volontariato, sembra dare colore ad un panorama fatto di cemento, li dove svettano le Vele di Secondigliano.
Le cinque in punto, un saluto ai tanti bambini e ai volontari del Mammut ( di cui Monica fa parte) e subito Monica comincia a raccontare della sua terra, di quei bambini, della volontà di non togliere i bambini dalla strada ma di dare una strada ai bambini del quartiere.
Comincio a fare qualche domanda che sembra superflua perché tutto quello che volevo sapere è li sotto i miei occhi. Vedo la passione, l’onore e la bellezza e di fronte a questo le parole, per me che non sono uno scrittore, perdono il senso e diventano difficili da trovare.
La biografia presa dal suo myspace (www.myspace.com/monicariccio) da il via alla nostra chiacchierata.
D: Quanto Scampia ha segnato il tuo percorso?
R: I murales di Scampia sono stati per me l’ispirazione primordiale. Felice Pignataro, artista muralista di Scampia è stata la figura che violentemente ha segnato l’inizio del mio percorso. Felice era l’artista del quartiere. Ero alle scuole elementari quando lui arrivava in pieno inverno in zoccoli per promuovere il Carnevale di Scampia. Era un idea per dare una festa popolare e un conseguente spirito di appartenenza al quartiere dal momento che il popolamento di Scampia , dopo il terremoto dell’80, aveva portato le persone di altre parti di Napoli a vivere qui. Ero affascinata da lui, dai suoi murales, dalla sua voglia di cambiare le cose. Dal suo modo non convenzionale di comunicare e di arrivare a dire cose e promuovere idee che altri non riuscivano a fare. La sua filosofia si basava su una opera del pittore spagnolo Francisco Goya di fine 700: “Il sonno della ragione genera mostri”.

D: Resto abbastanza colpito dalla passione e dal trasporto con cui parli di quest’artista.
R: Per capire di più consiglio la Canzone “ Felice” degli A67, anche loro un gruppo di Scampia abbastanza famoso. La canzone descrive bene la vita di Felice.

D: Quando cominci a suonare?
R: Ero piccolissima, avevo 10 anni, e vincevo la mia timidezza con una chitarra di mio cugino più grande. Poi qualche anno dopo ho avuto la mia prima chitarra. Mentre mio padre ascoltava i Led Zepellin , Bob Marley, Pino Daniele e a casa la stereo mandava Deep purple, i Queen e i Dire Straights, io suonavo e provavo a canticchiare. Poi arrivata al primo anno di liceo, dopo avermi ascoltato nelllo spettacolo teatrale di fine anno scolastico un gruppo mi propone di cantare con loro e da lì comincia la mia avventura nella musica. Prima con i Totem e poi con i Faithful e infine con i Nocturna. Tutta l’adolescenza a ritmo di rock che mi ha portato a 17 anni, con i Faithful, nel 2006 a Bologna da Red Ronny al famoso Roxy Bar. Un avventura pazzesca, il mio primo viaggio e lo facevo “con e per” la musica. Poi arrivano vari concorsi come il Pansini Rock Contest, il We Rock, che mi insegnano a stare sul palco e a trasformare la timidezza in energia musicale.

D. Con i Motus fai anche un esperienza a teatro.
R: “Ics* racconti crudeli della giovinezza” era lo spettacolo di una compagnia di teatro sperimentale di Rimini che ci ha portato in tour per tutta Italia . Un esperienza unica, intensa che mette in scena quel difficile frangente di vita che è l’adolescenza, ed in particolare quella vissuta nelle grandi città, nel caso di Ics.04 la città che fa da sfondo è Napoli e della sua periferia. Questo lavoro si propone di dare uno sguardo diverso da quella Napoli troppo spesso banalizzata nell’ immagine di violenza e criminalità, mediante registrazione di un vissuto di parole e immagini che restituisce invece tentativi di essere, di fare, di reagire artisticamente al “deserto creato dagli adulti”.

D: Poi cominci come solista e anche li arrivano molti premi.
R: Comincio a cantare da sola i miei pezzi. “Turnà” vince come miglior testo ad una Canzone per la Pace 2009. Anche “ Utopia” vince il primo premio per il concorso Capatosta e l’ultimo premio arriva qualche giorno fa con il brano “Domenica Mattina” che ha vinto il contest “Una canzone per la Pace 2011”..

D: Cantautrice, compositrice e musicista. Ma come nascono tuoi testi?
R: Spontaneamente. Non lo so. E’ il mio modo di parlare, di descrivere i miei pensieri. Nasce prima la musica. Solo attraverso le note riesco a spogliare e criptare quello che ho dentro. E’ l’unico modo che ho per parlare di me, di raccontarmi. Non ho mai scritto d’amore in senso generalista ma ho parlato dell’amore per la mia terra nella canzone “Turnà”, dove racconto della nostalgia di chi è lontano.

D: Canti e scrivi in Inglese, in Italiano e anche in Napoletano. In quale lingua ti senti più a tuo agio?
R:Cantare in Inglese mi proteggeva, mi teneva lontano da tutti. Era la mia timidezza che cantava in Inglese. Poi studiando la filologia e la linguistica all’Università ho amato ancora di più le mie lingue di origine: l’italiano ed il napoletano.. L’amore per l’italiano e per il napoletano e la voglia di vincere le mie paure, le mie timidezze mi portano adesso a non cantare più in Inglese.

D: Utopia è il titolo di una tua canzone e anche la tua mail. Cosa significa per te Utopia?
R: E’ un sogno realizzabile. Utopia è un non luogo, che può materializzarsi, che può diventare realtà se si vuole. Magari un posto che non raggiungerai mai, ma solo il fatto di crederci, solo il viaggio per raggiungere questa Utopia da il senso del presente.

D: Una frase di una tua canzone :“ tra luce e oscurità”. Qual è la tua luce, qual è la tuo oscurità?
R: La luce è quello che ho adesso, quello che vedo. L’oscurità sono le cose che non vedo, da scoprire. Una stanza dove ancora devo accendere la luce… Ma io non ho paura del Buio.

D: Progetti per il futuro?
R: Sono in studio di registrazione per il mio album dal sapore indie folk. Un album ricco di contaminazioni, pieno di racconti. Dove il mondo esterno si scontra e mescola con tutto quello che ho dentro. Racconterò della mia storia, della mia musica. Canterò di quello che ho visto, quello che vedo e quello che spero di vedere domani.

L’invito a vedere mi spinge spontaneamente a guardarmi intorno, a guardare quella piazza di cemento armato . Una scritta enorme sopra le colonne che decorano la piazza:“ Quando la Felicità non la vedi, cercala dentro”. E poi Monica mi racconta di altra scritta all’uscita della metropolitana: “Basta Crederci e a Scampia trovi un mare di bene”.Scritte che dopo questa chiacchierata e dopo aver visto e conosciuto un po’ meglio Scampia, senza i condizionamenti dei mass media mi sembrano inutili, paradossalmente quasi offensive. Io non ci ho creduto, io non mi sono dovuto guardare dentro. Io la felicità e il mare di bene l’ho visto, toccato in questo pomeriggio di sole. Nelle parole di una giovane artista piena di talento che mi raccontava della sua infanzia,negli occhi dei ragazzi dei Mammut. Nel sole che illuminava i sorrisi dei tanti bambini che giocavano li. Monica condivide i miei pensieri e quasi mi urla che Scampia è anche sole, anche musica, anche speranza.

Giovanni Salzano

Monica Riccio e la sue performance:
www.myspace.com/monicariccio

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Napoli: Aria e Terra

Continuiamo il nostro piccolo racconto, il nostro viaggio.
Desideriamo, innanzitutto, ringraziare per tutte le mail ricevute e tutti i consigli. Il nostro diario di bordo tra gli elementi della tradizione ellenica , arricchito delle vostre proposte,  continua con l’aria e la terra.
 
 

Terra
“…essi si sono perduti per le oscure caverne che rendevano paurosa la spiaggia Platamonia”

Un affascinante viaggio nelle viscere della città, per scoprire un’altra faccia disegnata dalle pietre di tufo nel sottosuolo. Una Napoli nascosta, intrigante e misteriosa. Ci sono diversi percorsi: quello delle cisterne e dei Munacielli o del teatro grecoromano nascosto in un basso a Vico Cinquesanti passando per il tunnel borbonico, da Palazzo Reale fino a Via Morelli
Un universo buio, una Napoli sospesa in un sonno eterno, dove il tempo e lo spazio sembrano non esistere. Napoli che nelle sue viscere raccoglie le anime del passato attraverso cimiteri, catacombe e sepolcri. La città che diventa il centro della vita e della morte. Gli ipogei greci della Sanità ( rione che diede i Natali a Toto’) sono i sepolcri più antichi e si trovano a 10-11 metri di profondità. Sempre nel cuore del rione Sanità, il Cimitero delle Fontanelle che raccoglie le spoglia delle persone che non potevano permettersi una degna sepoltura o le vittime delle grandi epidemie della storia. Un luogo intimo e molto suggestivo.
La Terra che avida accoglie il mistero e il mito antico della Sibilla Cumana: un corridoio dalla forma trapezoidale scavato nel tufo di Cuma, e che termina con una stanza scavata nella roccia. Cuma è ancora oggi uno dei siti archeologici della zona flegrea di maggior interesse.
La Crypta Neapolitana (detta anche “Grotta di Pozzuoli” o “Grotta di Posillipo”) scavata in epoca greca nella collina di Posillipo è invece il centro della celebrazione della tanto discussa e antichissima Festa di Piedigrotta.
 
Aria
“Nelle stellate notti di estate, Parthenope si è distesa sull’arena del lido fissando lo sguardo nel cielo…”
 
Il cielo e il mistero delle stelle si possono  ammirare e contemplare all’ Osservatorio Astronominco di Capodimonte che mostra  una vista sul golfo da mozzare  il fiato.
Il cielo si offre al Raduno internazionale delle Mongolfiere che  si svolge a Fragneto Monforte, un piccolo centro in provincia di Benevento dove ogni anno nel primo week end di Ottobre volano mongolfiere di varie forme provenienti da tutta Europa.
Ogni 24 dicembre, ad Amalfi il cielo della città è illuminato a mezzanotte per la tradizionale Calata della Stella Cometa,   uno spettacolo unico, suggestivo che rende magica  la costiera amalfitana anche a Natale.
 
  Si parla di lei, si urla contro di lei, si scattano foto. A volte appare stanca, svuotata. Altre volte luminosa e serena. A volte affondata dai luoghi comuni. Terra piena di fascino. Come una donna misteriosa, silenziosa, con qualche ruga per ricordarci del  tempo. Un donna vestita di rosso pompeiano. Parthenope un tempo giovane innamorata, che impavida scappava per raggiungere il sogno di una vita d’amore.
 Dov’è Pathenope?  Dove sarà adesso? È qui da qualche parte. Lei non muore.  Abbiamo provato a cercarla tra i giardini di Capodimonte o tra il giallo dei  limoni di Sorrento. L’abbiamo trovata nei 4 elementi tra le acque di Procida e il fuoco del Vesuvio. Nell’aria, tra le note di vecchie canzoni . Tra le maioliche azzurre del monastero di Santa Chiara o a spasso per  Spaccanapoli. Qualche volta l’abbiamo intravista, furtiva, sorridente. Abbiamo sentito il suo odore tra le sfogliatelle e le pizze fritte. Tra le pastiere e i ragù domenicali. In ogni angolo abbiamo potuto scorgerla ma mai prenderla, mai sentirla veramente. Parthenope non è solo una città, ma un concetto, un idea. E’ dentro di noi. Dentro quelli che la amano. E’ calore, sudore, sorriso. Parthenope è li che aspetta solo di essere ripresa, amata, riscaldata. Non c’e politica, nè giustizia. C’e bisogno di coscienza, amore,condivisione.
Lei è lì … dentro!
                                                                                                                             Giovanni Salzano
                                                                                                                      www.frcongressi.it
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Acqua e Fuoco su Napoli

                                                                                              
La lettura dell’origine di Napoli di Matilde Serao ha portato tutti noi nella tradizione, nelle  leggende, in una nuova dimensione dove tutto è amore, immortale e fluido . La Grecia come terra che partorisce Napoli e l’amore che la nutre, la fa crescere. Una Napoli intensa e romantica,  che sorge dalla più classica delle “fuitine” d’amore.
Napoli che vogliamo  raccontare attraverso la tradizione greca  dei 4 Elementi, l’amore e la memoria  come fil rouge nel quale potersi perdere per scoprire il ventre della nostra città, per poterne capire il senso più profondo e a volte sconosciuto. Gli elementi vitali per descrivere la nostra terra:  terra di accenti, di fragranze, di tradizioni.
Ogni cosa presente nel nostro mondo terreno era secondo i greci composta da i quattro elementi.  A Napoli ed in Campania  Terra , Fuoco , Aria e Acqua  convivono armonicamente e si nutrono reciprocamente.
Proponiamo un viaggio fatto di  feste popolari,  paesaggi mozzafiato e percorsi archeologici dove ci faremo guidare dai 4 elementi della tradizione greca. Territorio, folclore  e scoperta che si incontrano per raccontare una terra  troppe volte denigrata e violentata.
L’anima della città è composta dalle persone che in qualche modo la amano, la osservano, la scoprono. Vi invitiamo perciò a condividere e raccontarci la vostra Napoli, il vostro sguardo sulla città attraverso gli elementi vitali, proponendoci i vostri luoghi, le vostre scoperte, i vostri scorci.
Scoprire vuol dire, talvolta,  guardare con nuovi occhi e per questo vi chiediamo di proporci un nuovo modo di guardare Napoli, di poterla ammirare da nuovi punti di vista, diversi da quelli che oramai, nostro malgrado, ci hanno abituato a vederla.
 Scriveteci , quindi, le vostre idee, i vostri nessi tra Napoli e  la Campania in generale ed i 4 elementi così da potere costruire insieme una serie di percorsi per capire e conoscere meglio questa terra .
Proponiamo, adesso, la nostra Napoli attraverso i primi due elementi : Acqua e Fuoco.
Siamo partiti da alcune frasi di “ Leggende Napoletane” di Matilde Serao e da lì  vogliamo cominciare il nostro racconto, il nostro viaggio.

Acqua

“…sino al mare si spande il lusso irragionevole, immenso, sfolgorante di una natura meravigliosa”
 
Elemento predominante, l’acqua colora d’azzurro tutta la città (squadra di calcio compresa).  Stesa sul mare, Napoli sembra guardare le sue isole adagiando la testa sul monte Echia. L’acqua che impreziosisce ogni angolo con i suoi coralli ( famosi quelli di Torre del Greco, da ammirare a Napoli allo show room Ascione) e dona benessere e relax attraverso i suoi  centri termali ( Agnano, Stufe di Nerone, Terme di Castellamare, Telese, Ischia).
L’acqua è protagonista di un originale  manifestazione folcloristica ‘A chiena a Campagna in provincia di Salerno ad Agosto. Consiste nel deviare il corso del fiume Tenza nelle strade del centro storico, dando così la possibilità ai turisti e agli abitanti locali di rinfrescarsi del caldo estivo attraverso giochi d’acqua, “secchiate” e assistere alle manifestazioni artistiche che sono legate al tema della chiena o che si svolgono all’interno dell’acqua stessa.
Un evento singolare che richiederebbe sicuramente uno spazio maggiore.
Il mare che diventa palcoscenico perfetto per la festa di Sant’Anna ad Ischia. Il 26 luglio si assiste nello specchio d’acqua antistante il Castello Aragonese ad una sfilata di barche o meglio, zattere,  addobbate con disegni e rappresentazioni allegoriche. Sempre nella stessa serata, un altro momento magico è l’incendio del Castello Aragonese che lascia davvero senza fiato. Ed infine completano la serata, gli immancabili e suggestivi fuochi d’artificio
Acqua che nutre il fuoco. Fuoco che illumina  acqua, aria e terra
 
Fuoco
“…essi hanno chinato i loro volti sui crateri infiammati, paragonando la passione incandescente della natura alla passione del loro cuore”
 
Il fuoco da sempre riscalda l’anima della città. Fuoco di passione, una passione che a volte illumina, a volte distrugge. Come l’amore. L’anima della città legata al Vesuvio che simboleggia perfettamente le due facce dello stesso sentimento. Vesuvio che distrugge Pompei ed Ercolano. Vesuvio che arricchisce  con il suo profilo la baia di Napoli e il paessaggio mozzafiato che regala una passeggiata nel suo cratere con un visita all’Osservatorio Vesuviano da dove il volto della città risulta ancor più affascinante.
Folclore e fuoco il 17 gennaio in centro a Napoli , nella festa d’ò cippo di  Sant’Antonio Abate, protettore degli animali, che  inizia dall’illuminazione di tutte le strade e per i vicoli della città per mezzo di piccoli e grandi falò, i cosiddetti “cippi”. Tutte le famiglie partecipano all’opera di illuminazione, e, al grido di “menate, menate” lanciato dalla moltitudine dei bambini, da ogni finestra vengono calati, nei canestri legati alle funi ( i panari) , tutti gli oggetti che in casa non servono più e che potrebbero favorire un bel fuoco. Nel frattempo nel quartiere Carlo III, quello dedicato al Santo, spuntano centinaia di bancarelle e di venditori ambulanti di “soffritto“, un composto di interiora e salsa di pomodoro, che si mangia con la pasta o sul pane abbrustolito.
Masaniello, il simbolo degli scugnizzi napoletani , iniziò la sua rivolta durante i preparativi della festa del Carmine dove il fuoco diventa simbolo di sacralità e devozione.
Il 15 luglio di ogni anno ho luogo il tradizionale simulacro dell’ incendio del campanile in piazza del Carmine in onore della Vergine Maria.
Tra gli applausi della folla festante, gli inni dei fedeli e il suono delle campane, il campanile s’illumina e s’incendia . Compare, poi,  l’effigie della Madonna del Carmine che compie il miracolo domando e spegnendo  «l’incendio», , e salvando così il campanile. Il lavoro di abili fuochisti regala in questa festa uno spettacolo davvero unico ed esaltante.
                                                                                                        Giovanni Salzano
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aprile: 2019
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