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Il Patrimonio Rurale in Campania

In un mondo sempre più globalizzato le problematiche relative alla salvaguardia e allo sviluppo dei territori rurali sono estremamente attuali: tutelare e valorizzare il patrimonio rurale costituisce una necessità sia culturale che ambientale.

Il paesaggio rurale è un bene culturale che esprime valori di memoria, di identità collettiva e di riconoscibilità. Una riflessione che viene fuori dal convegno del MiBAC (Ministero per i beni e e le attività culturali) che lo scorso 3 ottobre a Villa Pignatelli ha portato alla presentazione di un interessante pubblicazione, frutto di una profonda analisi del territorio, “ Architettura Rurale nei parchi Nazionali. Cilento, Vallo di Diano , Alburni e Vesuvio ”che individua e cataloga il patrimonio rurale nei due parchi nazionali della Regione Campania.

Nonostante il tempo e la cultura cosmopolita , è ancora possibile leggere ed individuare chiaramente nei nostri paesaggi i segni che hanno caratterizzato per lungo tempo le aree agricole della Campania. Le architetture rurali, perfettamente integrate nell’ambiente, completano il paesaggio come “naturali” protagoniste di uno scenario altrettanto naturale. Masserie, mulini idraulici, case coloniche, fontane rappresentano, con i loro elementi funzionali ed architettonici, uno specchio di attività e sistemi di vita tipici delle campagne, espressione di quel rapporto stretto tra comunità e territorio circostante. In Campania sono molte le strutture che testimoniano con estrema semplicità il valore delle nostre radici culturali. Strutture architettonicamente semplici ma molto funzionali che rappresentano perfettamente la cultura contadina. Di quella vita semplice, di quelle tradizioni che sembrano dimenticate.

La storia di un territorio non è fatta solo di castelli, palazzi nobiliari, gallerie d’arte e chiese. E’ necessario valorizzare e tutelare l’immensa ricchezza nascosta nelle campagne, spesso violentate e saccheggiate da autostrade e sacchetti di immondizia.
Sono in ufficio e ho tra le mani la pubblicazione presentata al convegno MiBAC. Guardo le foto che rievocano la vita di campagna. Non sono uno storico e nemmeno  un architetto ma quelle immagini riescono a trascinarmi in un altro mondo. In una realtà fatta di pane caldo, di vino rosso. Di donne corpulente che spazzano l’aia tra bambini scalzi e galline impazzite. Continuo a sfogliare  senza preoccuparmi dei  dati che, immagino, siano costate tanta fatica. Continuo a farmi rapire delle immagini. E ancora i vestiti della domenica e i veli di pizzo nero. Le chiese piene. Sento l’odore dei fagioli cotti sul camino, del legno bagnato.
Il recupero della memoria storica è un obbligo morale per una società civile. La storia di ogni territorio è indissolubilmente legata alla storia dei singoli.

Recuperare il patrimonio rurale significherebbe dare luce alla storia personale dei nostri avi. Si conoscono le saghe familiari dei Savoia nonchè tutti gli amanti della regina Maria Antonietta. Sono giustamente conservate  tutte le stoviglie del re e gli abiti pomposi delle cortigiane. Credo sia necessario recuperare anche il patrimonio rurale e divulgare quei valori di semplicità e quelle tradizioni che restano a volte ai margini dei libri di storia e del turismo.
Una riflessione che mi fa pensare alle cose che gelosamente conservo della mia famiglia: un antico anello d’oro con diamanti di mio nonno di cui fiero porto il nome e uno “strummolo” ( trottola antica di legno) di mio padre. Non è una questione di legno o di oro.  Entrambi  raccontano e mi parlano delle mie radici.  Con la stessa importanza, con il medesimo valore.
Adesso mi piacerebbe condividere con voi le immagini, i ricordi che rievocano quelle masserie, case coloniche che si affacciano malconcie e malinconiche  sulle nostre auto quando distratti e stressati pensiamo esclusivamente al futuro.

Giovanni Salzano

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Cultural Heritage in Campania
In an increasingly globalized world, issues related to the preservation and development of rural areas are extremely current: protect and enhance the rural heritage is cultural and environmental necessity.
The rural landscape is a cultural asset expressing memory values, collective identity and recognition. A reflection that comes out by the conference MiBAC (Ministry of Heritage and and cultural activities) that on 3rd of October at Villa Pignatelli has led to the presentation of an interesting publication, the result of a deep analysis of the territory, “Rural Architecture in the National Parks. Cilento, Vallo di Diano, Alburni and Vesuvio” which identifies and categorizes the rural heritage in two national parks in Regione Campania.

Despite of the weather and cosmopolitan culture, it is still possible to read and clear identificate our cultural signs that have characterized for a long time the agricultural areas of Campania. Rural architecture are perfectly integrated in to the environment, its complete the landscape as “natural” protagonists of a natural scenery. Farms, water mills, farmhouses, and fountains represent with their functional and architectural elements, a mirror of activity and typical ways of life of the countryside, an expression of the close relationship between the community and surrounding area.  In Campania there are many structures that testify easly the value of our cultural roots. Simple and functional architectural structures which perfectly represent the peasant culture. The simple life and traditions that seems forgetted.
The history of an area is not all about castles, palaces, art galleries and churches. It is necessary to enhance and protect the immense wealth hidden in the countryside, often raped and looted by highways and garbage bags.
I’m in the office and in my hands I have the publication presented at the conference MiBAC. I am looking at the photos that recall the country life. I’m not a historian or an architect but those images manage to drag me into another world. In a reality of hot bread, red wine, corpulent women sweeping the threshing floor of barefoot children and crazy chickens. I continue to browse without worry of data which, I imagine, costs many trouble. I continue to look the pictures. And so Sunday clothes and black lace veils. Churches full of people. I feel the smell of fireplace baked beans, wet wood.
The recovery of historical memory is a moral obligation for a civil society. The history of each area is inextricably linked to the history of the individual.

Recover the rural heritage would give light the personal history of our ancestors. We know the Savoia’s family sagas, or as well, all lovers of Queen Marie Antoinette. We are rightly kept all the dishes of the king and pompous courtesans outfits. I think it is also necessary to recover the rural heritage and disseminate the values of simplicity and traditions that are sometimes on the margins of history and tourism books.

A reflection that makes me think about the things that jealously cherish my family: an old gold ring with diamonds of my grandfather, who had my same name, and a “strummolo” (old wooden spinning top) of my father. It is not a matter of wood or gold. Both they tell and speak to me of my familiar roots. With the same importance, with the same value.

Now I would like to share with you the pictures, the memories that recall those farms, old and melancholic farmhouses near our car, when distracted and stressed we think only about the future.

Giovanni Salzano

Traduzione a cura di Hilary Di Leva

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l’Unesco e le regole Green

La seconda edizione del “WTE World Heritage Tourism Expo” , manifestazione riservata alle città e siti Unesco ci ha portato il 16 settembre ad  Assisi capitale mondiale del turismo UNESCO. Il secondo appuntamento specializzato nella promozione turistica dei siti e città patrimonio dell’umanità e del turismo sostenibile. Nelle splendida cornice di Pallazzo Vallemani, GMIC ( Green Meeting Industry Council) ha inaugurato il salone con un incontro   “Ti Faccio Verde, laboratorio attivo degli eventi sostenibili”. Al centro del dibattito l’ecosostenibiltà nella green meeting industry italiana. Un agorà che ha permesso un confronto costruttivo tra i vari operatori della filiera del congressuale. Allestimenti con basso impatto ambientale e comportamenti ecosostenibili nel mondo degli eventi. E’ stato un ulteriore motivo di riflessione per noi di effe erre da sempre sensibili e attenti a temi ambientali e al turismo sostenibile.

Durante il laboratorio molti dei presenti hanno stilato una sorta di decalogo di regole di ecosostenibilità nel proprio  lavoro. Prendendo a prestito tale metodo abbiamo chiesto un po’ in giro  a persone comuni almeno due regole di sostenibilità che applicano nella vita quotidiana. Riportiamo qui alcune delle risposte, invitandovi a condividere con noi le vostre  regole Green per cercare quella serie di piccoli atteggiamenti che possono anche in piccola parte salvare il pianeta, perché come diceva J.F. Kennedy: “ One person can make a difference and everyone should try

“ Faccio la raccolta differenziata e uso detersivo sfuso
Maria, 54 anni casalinga
“ Utilizzo i mezzi pubblici per andare a lavoro e la bici per giocare con mio figlio”
Alberto, 42 anni Impiegato”
“ Nessun dispositivo in stand by e caraffa per depurare l’acqua del rubinetto ( così evito tutte le bottigliette di plastica)
Enza, 35 anni maestra”

Un evento, inoltre, che ci ha portato a ricercare  l’elenco dei siti Unesco, patrimonio  dell’umanità in Campania, che ci piaceva condividere con voi:

  • Il centro storico di Napoli
  • Il Palazzo Reale di Caserta, con il Parco, l’Acquedotto Carolino e il complesso di San Leucio
  • Le aree archeologiche di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata
  • La Costiera amalfitana
  • Il Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano con il sito archeologico di Paestum e Velia, Roscigno Vecchia e la Certosa di Padula

Siti UNESCO Riserve della Biosfera in Campania

  • Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano
  • Somma-Vesuvio e Miglio d’Oro

Vi Invitiamo, come facciamo di solito, a condividere con voi le vostre esperienze, i vostri pensieri. Aspettiamo perciò di sapere quali sono i vostri piccoli comportamenti green  per poterli divulgare e chiaramente copiare.

Giovanni Salzano

UNESCO and Green rules

The second edition of “WTE World Heritage Tourism Expo“, an event reserved to the UNESCO’s city and sites took us on 16th of September to Assisi, UNESCO’s world capital of tourism. The second event is specialized in tourist promotion of the sites and cities of humanity heritage and sustainable tourism . In the beautiful location of Palazzo Vallemani, GMIC (Green Meeting Industry Council) has opened the salon with a meeting “I’ll Make you Green”, Active laboratory of sustainable events”. The focus of debate is the eco-sustainable Green Italian meetings industry. The key factor which allowed a constructive dialogue between the various actors in congressional sector. Setting-up with low environmental impact and eco-sustainable behaviour in the events world. For Effe Erre it was an other reason of reflection because we are always sensitive and attentive to environmental issues and sustainable tourism.

During the workshop many the present people drew up a kind of handbook of rules of sustainability in their work. We took this method and becoming asking a little bit to ordinary people two sustainability rules that they apply in their everyday life. Here we have some answers, and invite you to share with us your  Green rules just to try finding the series of small attitudes that can, even in small part, save our planet, because, as JF Kennedy said : “One person can make a difference and everyone Should try

“I make the differentiate waste collection and I use unpackaged detergent”

Maria, 54 years housewife

“I Use public transport to go to work and the bike to play with my son”

Alberto, 42 years employee

“No one device on standby and purify carafe for water purification (so I avoid all plastic bottles)”

Enza, 35 teacher

An event, moreover, that has led us to look the list of UNESCO World Heritage site in Campania, we like to share it with you:

  • · The historic old center of Naples
  • The Royal Palace of Caserta with the Park, the Aqueduct Carolino and  San Leucio Complex
  • The archaeological sites of Pompei, Ercolano and Torre Annunziata
  • · The Amalfi Coast
  • The National Park of Cilento and Vallo di Diano with the archaeological site of Paestum and Velia, Old Roscigno and the Certosa of Padula

Biosphere Reserves by UNESCO in Campania

  • · National Park of Cilento and Vallo di Diano
  • Somma-Vesuvio and Miglio d’Oro

We invite you, as usually, to share with us your experiences and your thoughts. So we expect to know your little green behaviors to be able to disclose and clearly copy !

Giovanni Salzano

Traduzione a cura di Hilary Di Leva

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Settembre e la Sindrome da Rientro

Il ritorno dalle vacanze? Uno dei momenti più critici dell’anno.  La “sindrome da rientro” è una vera e propria patologia che , stando agli esperti, si manifesta con senso di stordimento, calo dell’attenzione, mal di testa, problemi di digestione, raffreddore, mal di gola, tosse e vari dolori muscolari. Secondo gli ultimi dati Istat un lavoratore su dieci è colpito dal “trauma post vacanziero”.

Il ritorno ha effetti devastanti sull’umore . Sarà perché Agosto è si il mese delle vacanze ma anche una linea di confine tra il nuovo e il vecchio e  settembre è un po’ come il primo gennaio si è pieni di buoni propositi e aspettative.

“La vacanza“, però,  spiega Walter Pasini, uno dei maggiori esperti mondiali di Medicina internazionale, fondatore di una nuova disciplina medica (Travel Medicine), “è un periodo molto creativo, nel quale si possono elaborare nuovi progetti e idee per il futuro: se da un lato questo può dare una notevole carica nell’affrontare di nuovo il lavoro, dall’altro può disorientare!”

Da un lato, quindi, la sindrome da rientro, dall’altro una carica di ottimismo.

Anche Noi di Effe Erre non siamo indenni da questa sindrome. Come dice il  Dott. Pasini agosto è stato un periodo molto creativo. Disorientati ma  carichi di ottimismo siamo ritornati alle nostre  scrivanie.

Sommersi e preoccupati dai soliti problemi della nostra Napoli, della crisi generale siamo, però, tornati in ufficio propositivi e pronti per quest’autunno . Abbiamo ripreso in mano le nostre attività e cominciato a lavorare su nuove proposte continuando sempre con lo stesso entusiasmo la nostra avventura nei Green Meeting.

In ufficio siamo riusciti anche a trovare una soluzione ecosostenibile ai miei 4 kili in più, conseguenza delle abbuffate estive e della mia posizione dell’ippopotamo insabbiato.

Ci stiamo allenando per l’evento che ci terrà impegnati in prima linea alla fine di ottobre (nel week end dei morti) : “ I morti in bici”. Un iniziativa interessante e soprattutto verde per scoprire le nostre  città pedalando. Da Venezia a Verona in bicicletta. Circa 100 km in due giorni, tutti insieme alla scoperta della nostra Italia con un impatto zero sull’ambiente. Insieme a noi ci sarà “ THAT’SAMORE granturismo ”, che grazie alla sua  esperienza nel mondo dei bici-tour, ci sosterrà e aiuterà in questa avventura. Stiamo costruendo il programma dell’evento, scegliendo  hotel, ristoranti e partner, tutti rigorosamente eco-friendly.

A chiunque sia interessato a partecipare , saremo felicissimi di dare informazioni in merito, e ritrovarci , magari,  tutti insieme in bicicletta tra le strade di Padova o Vicenza.

Augurandovi un buon settembre, aspettiamo di conoscere gli effetti della vostra “sindrome da rientro” .

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Giovanni Salzano

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Cronache di un Congresso parte II

Credo che per capire veramente un congresso, per comprenderne il senso più profondo bisognerebbe piazzare una telecamera nella segreteria organizzativa. E da lì che nasce tutto, segreteria che diventa il quartier generale. Wikipedia lo descrive così:

“Il quartier generale, in sigla QG o HQ (dall’inglese “headquarters”), è il luogo, reale o figurato, dove risiedono la maggior parte delle funzioni principali di un’organizzazione. In origine il termine era utilizzato per indicare il luogo di riunione dei massimi ufficiali delle forze armate. Oggi è comunemente usato anche per indicare il luogo dove risiedono gli organi decisionali di un’impresa ed in generale di qualunque gruppo umano organizzato a più livelli.”

In quei pochi metri quadrati , come dice la definizione “viviamo e risiediamo” per i giorni del congresso. Lì si prendono decisioni, lì si gestiscono i tanti imprevisti. Un corridoio pieno di scatole, vestiti, borse, libri che diventa e si trasforma  a seconda delle esigenze  in ristorante per pasti veloci, spogliatoio, sala riunioni, centralino telefonico. È lì che si nasconde la parte più intima di tutti noi. È da lì che parte l’energia, dove siamo noi, nient’altro che noi. Il “nostro dietro le quinte” dove si ride, si urla, si piange, ci si lamenta del caldo, si raccontato barzellette. Un agorà da dove nascono idee, confronti.  Dove potersi raccontare. Dove potersi sfogare. E’ da lì che si commenta tutto e lì si trova rifugio. Come fa una macchina di formula uno al pit stop, dopo aver corso si lascia abbracciare, si lascia mettere a posto dalla sua squadra. Perché fare un congresso ti obbliga ad essere più persone contemporaneamente , ti porta ad utilizzare livelli di comunicazione, toni ed espressioni sempre diverse. Bisogna trasformarsi  in pochi secondi. Si passa velocemente dall’inglese all’italiano, dal sorriso per i congressisti, al tono semi-arrabbiato con gli autisti che sono in ritardo. E poi ancora dall’imbarazzo di scegliere le parole giuste per parlare con esperti di economia,per poi  essere coinvolgenti per gli studenti che ci danno una mano. Continui cambi di tono, di modalità e finalità di comunicazione. E quando ci sente un  po’ frastornati, bastano due minuti in quel corridoio per riprendere fiato. La segreteria che diventa teatro dei nostri “ Congress Awards” . C’è un premio per Miss e Mister Congress, uno per l’abbigliamento e l’altro per la richiesta più strana. Ma il premio più importante è il “ Total Congress Award”. Ogni volta in un congresso, già nelle primissime fasi, già in ufficio, c’è un nome che rimbomba, che ritorna continuamente. Senza ragioni apparentemente ovvie. E’ quel nome che tutti conosciamo, e nessuno però si ricorda perché. E’ scientificamente provato in ogni congresso quel nome c’è. Ed è a lui che va il “Total Congress Award”.
Quella stessa segreteria organizzativa che alla fine della giornata si chiude con la stessa attenzione con la quale si chiude casa prima di partire per le vacanze.
Fare un congresso oltre che insegnarti a comunicare  a più livelli, ti permette di guardare la tua città con gli occhi degli stranieri. Organizzare un congresso vuol dire soddisfare in primo luogo loro, i partecipanti. È chiaro che per comprendere le loro esigenze è necessario innanzitutto cercare di guardare con i loro occhi. Agire come se non conoscessimo la città. Guardare le cose come loro, come non napoletani. Ti ritrovi al Teatro San Carlo, con un concerto di musica classica per la cena di gala, guardi gli occhi degli stranieri, e capisci un sacco di cose.
Guardare così  Napoli, guardarla senza preconcetti, senza le arrabbiature che solo i napoletani conoscono. Guardarla così  in una sera d’estate, dopo una cena nel tempio della musica ,  emoziona, emoziona tanto. La nostra  città. I nostri colori. La nostra terra.
Napoli che, grazie al congresso, ho deciso di visitare. Si,  quest’anno vado in vacanza a Napoli. Ho deciso di essere un turista nella mia città. Ho già organizzato tutto. Dalla prossima settimana sarò in ferie e ho un calendario fitto di cose da fare e vedere.
E a proposito di ferie, tutti noi di Effe Erre auguriamo un buon agosto , per chi parte, chi resta o per chi,come me, decide di scoprire la propria città.
Giovanni Salzano
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Cronache di un Congresso – parte I

Come spiegare quel sentimento, quella malinconia che ti prendeva l’ultimo giorno di scuola, negli anni del liceo. Erano i primi giorni di giugno. Finite le interrogazioni, e tutte le materie “prese”, anche in latino con un risicato 6 ero riuscito a non essere rimandato.  Erano  i giorni di una sigaretta divisa in cinque seduti  sullo schienale della panchina fuori scuola.  Erano i giorni dei gavettoni e di baci che sapevano di amore eterno. Erano giorni che sapevano di stanchezza, di malinconia ma di soddisfazione, orgoglio.
Più di dieci anni dopo , riecco quel miscuglio di sensazioni, quel profumo, quell’umanità.
14 luglio 2011, tutti in ufficio. Il giorno dopo il mega congresso.
Stanchi ma contenti. Fuori Forma ma soddisfatti. Erano passate poche ore dalla fine del congresso e già parlavamo di ricordi. Ognuno raccontava e si raccontava. Persone, sentimenti, personaggi ed esperienze. Come si faceva proprio l’ultimo giorno di scuola quando ci si raccontavano tutti i “filoni”, tutte le gaffe del professore d’inglese, tutte le interrogazioni. Come a dire: è stata dura, ma ce l’abbiamo fatta!
E ho sentito esattamente questo   il giorno dopo il congresso tra telefono che squillava e pausa caffè lunghissima. E via con i racconti dei tre giorni. Ognuno con un punto di vista diverso, ma tutti con la stessa sensazione di vuoto, di fine.  Un congresso per me che sono una matricola non è solo un esperienza di lavoro. Ma un percorso. Qualcosa da condividere. Un congresso dura anni. Progettazione, contrattazione, realizzazione. Infinite chiamate, e mail, problemi di vario genere. Iscrizioni e sito che si blocca ( il server di Aruba che si incendia chiaramente nell’ultimo giorno di iscrizioni al congresso). Un serie infiniti di passaggi, di procedure. Di equivoci. Il giorno prima del congresso. Briefing e condivisione con tutti. Un lavoro intenso e stressante. E qualche volta finisci pure per odiarlo.
E poi arriva il giorno del congresso. E inspiegabilmente si è emozionati. In fondo è il tuo lavoro che si palesa agli occhi di tutti. È la tua creatura che prende vita, che comincia  a respirare. Una macchina organizzativa che deve partire. L’attenzione di tutti è li come se tutto il nostro mondo si concentrasse in quel pezzo di università. Si comincia presto e malgrado l’appuntamento eravamo tutti stranamente in anticipo di mezz’ora. Eravamo li insieme ed era curioso. Era come dire: << tutti ai posti di combattimento>> o come fanno gli attori prima di entrare in scena: mani sulle mani e quella parola che per ovvie ragioni di finto decoro non ripeto.
Tutti uniti, una sola squadra, tanti ruoli con l’obiettivo di portare a termine nel migliore dei modi questo nostro progetto. Si prepara la segreteria organizzativa, si rilegge per la sessantacinquesima volta il programma del congresso, ultima occhiata alle attrezzature e alle sale. E poi il telefono che non smette si squillare e quel suono, quella suoneria sarà la colonna sonora del congresso. Le ragazze bellissime e raggianti in tailleur rosso, che malgrado il gran caldo riuscivano a portare con disinvoltura. Sorridenti,  anche in tacco riescono a fare movimenti e sforzi da camionista con la grazia e la delicatezza di ballerine di danza classica. Una barriera  tutta al femminile che contrariamente a quanto si pensi, ha dimostrato solidarietà, coesione e grande professionalità. Una squadra di donne che sfata il mito delle “ belle ma stupide”…
…TO BE CONTINUED
Giovanni Salzano
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Momenti di Trascurabile Felicità

Semplice, comunicativo, divertente, cinico ed ironico Francesco Piccolo nel suo libro “ Momenti di Trascurabile Felicità”  descrive  quei   “piaceri intensi e volatili che punteggiano le nostre giornate, accendendone i minuti come fiammiferi nel buio”. Al centro  la quotidianità, i piccoli momenti. Un libro senza trama, un breviario. Ma soprattutto la riflessione che non esistono, o non bisogna aspettare, le gioie perfette per essere felici. Bisogna solo saper guardare, saper riconoscere  quelle piccole gioie quotidiane, a volte insensate.  Siamo sempre più convinti, che la felicità, così come le risate,   sia contagiosa. Abbiamo perciò deciso di condividere alcuni “Momenti di Trascurabile Felicità”:

Quando mia moglie si mette una mia maglietta.

Quando il cameriere torna al tavolo con la bottiglia di vino che abbiamo scelto, stappa la bottiglia, annusa il tappo, e poi guarda tutti i presenti per scegliere chi debba assaggiare il vino. E non sceglie me.

Il modo i cui i benzinai danno il resto, tutti nello stesso modo, come se avessero fatto una scuola. Tirano fuori un portafogli enorme, pieno di banconote stirate e compatte, divise in ordine decrescente: le 100 euro, le 50, le 20, le 10, e 5 euro. Prendono una banconota alla volta, la fanno frusciare colpendola con le dita, e dicono: e sono venti; e sono trenta; e sono cinquanta.

Quando quello che ti ha chiesto di conservargli il posto, finalmente arriva. E puoi dimostrare a tutti quelli intorno che era vero”
Cit: Francesco Piccolo, Momenti di trascurabile felicità

Ecco i nostri “ Momenti di Trascurabile Felicità”:

<<Vorrei provare i pantaloni  in vetrina>>  Che taglia? >>  << 52>>  << Ma è per lei?>>  <<Si>>  << Allora sarebbe meglio una 48>>”

Saverio,26 anni  in lotta contro l’obesità

“ Quando il tizio al casello dell’autostrada ti dice buon giorno

Ezio, 42 anni, agente di commercio

“ Alla fine di un colloquio di lavoro, l’ennesimo. Il solito gioco di sempre: se nei primi 10 cambi di stazione, suonano una canzone dei Queen, il lavoro è mio. Parte lo stereo e immediatamente suona “  Don’t stop me now” . Lo sapevo, sono stato bravissimo a questo colloquio, finalmente  un contratto di lavoro. Come un deficiente, ballare e cantare a squarciagola pensando che con il primo stipendio comprerò  finalmente l’anello di fidanzamento,  decidere se allevare  un cane o un gatto, il colore delle piastrelle in bagno e da quale parte del letto dormire. Momenti di Felicità. A quel colloquio però non mi hanno preso.”

Giovanni, 29 anni precario

“ Quando trovi 10 euro in un pantalone che non metti da anni e che tra l’altro ti sta ancora bene ”

Anna, 69 anni pensionata

“ La domenica sera , il parcheggio senza grattino, in pieno centro senza avere fatto seimilaquattrocentosessantesei giri”

Vincenzo, 36 anni, avvocato

“In palestra, quando dopo la doccia realizzo di essermi portato le mutande di ricambio”

Francesco, 25  anni Londra

“Quando apri gli occhi la mattina guardi la sveglia e ti accorgi che hai ancora 15 minuti di sonno prima che la sveglia cominci a suonare!”

Luigi 26 anni, studente

“Una volta dovevo firmare il consenso informato e mentre mi accingevo a firmare,mi hanno chiesto se fossi maggiorenne!!! Che goduria!!!!!”

Rosaria 29 anni studentessa

“Al 93 minuto di una finale champions il tuo calciatore preferito segna da una posizione  impossibile e ti regala un trofeo ed una gioia indescrivibile”

Pasquale, 30 designer

“ Il mio compleanno. 43 primavere. Ristorante, fiori e le amiche di sempre. Le amiche della maturità, del primo viaggio in Grecia. Le amiche tutte vestite di rosa al mio matrimonio. Le amiche dello shopping, le amiche del divorzio, dei pianti. Arriva la torta, e il cameriere, giovane ( e anche belloccio),sbaglia ed inverte il numero delle candeline, sulla torta svetta un bel 34. Aggiusto il numero, ed lo guardo. E lui: sei bellissima.”

Matilde, impiegata

“Quando arrivo a Napoli trovo parcheggio sugli spalti del Maschio Angioino, mi guardo intorno e sento una sensazione di benessere…è un momento di trascurabile felicità perchè non lo ricorderò nel corso della giornata o nei giorni a venire in quanto “trascurabile” ma l’averlo provato mi ha reso in quel “momento” felice!”

Santa 31 anni, avvocato

“La prima volta che uscì  da single dopo 8 anni di fidanzamento. Mi sentivo brutto e  fuori luogo. Poi arriva lei: <<Non ti ho mai visto qui, uno così  bello me lo sarei ricordato>>. Adesso è di la che si fa lo shampoo.”

Ettore, 43 anni Imprenditore

“Le ciabatte dopo una serata in tacchi a spillo.”

Irene, 28 PR

“Tutte le prime volte”

Giovanni, 29 anni Sindrome di Peter Pan

“Quando te la stai facendo sottissima..proprio quando pensi che questa volta non ce la farai…proprio in quel momento trovi un bagno…nel momento in cui ti siedi…mmm…bene..quello e’ un momento divino”

Pasquale, 30 anni Colon irritabile

Adesso vi invitiamo a condividere e “contaminarci” con i vostri “Momenti di Trascurabile Felicità”.

Aspettiamo i tuoi commenti!

… e che felicità sia!

Giovanni Salzano

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Suoni da Scampia

In tailleur rosso accoglie i nostri congressisti.
Monica Riccio, classe 1988, giovane e sorridente è una delle ragazze del team delle nostre hostess.
Una montagna di ricci ad incorniciare quegli occhi magnetici e lucidi che hanno voglia di raccontare, di cantare, di suonare.
Monica è una cantautrice e una compositrice. Racconta e dà voce e musica ad una una Scampia diversa, forse la vera, lontana dall’immagine che tutti noi abbiamo, distante dalle piazze di spaccio e dal sangue della camorra.
Abbiamo deciso di incontrala in un assolato pomeriggio di Maggio esattamente dove la sua musica prende vita, dove nascono i testi delle sue canzoni. Seduti sugli scaloni di una desolata piazza Giovanni Paolo II, nel cuore di Scampia, dove il Centro Territoriale Mammut , un associazione di volontariato, sembra dare colore ad un panorama fatto di cemento, li dove svettano le Vele di Secondigliano.
Le cinque in punto, un saluto ai tanti bambini e ai volontari del Mammut ( di cui Monica fa parte) e subito Monica comincia a raccontare della sua terra, di quei bambini, della volontà di non togliere i bambini dalla strada ma di dare una strada ai bambini del quartiere.
Comincio a fare qualche domanda che sembra superflua perché tutto quello che volevo sapere è li sotto i miei occhi. Vedo la passione, l’onore e la bellezza e di fronte a questo le parole, per me che non sono uno scrittore, perdono il senso e diventano difficili da trovare.
La biografia presa dal suo myspace (www.myspace.com/monicariccio) da il via alla nostra chiacchierata.
D: Quanto Scampia ha segnato il tuo percorso?
R: I murales di Scampia sono stati per me l’ispirazione primordiale. Felice Pignataro, artista muralista di Scampia è stata la figura che violentemente ha segnato l’inizio del mio percorso. Felice era l’artista del quartiere. Ero alle scuole elementari quando lui arrivava in pieno inverno in zoccoli per promuovere il Carnevale di Scampia. Era un idea per dare una festa popolare e un conseguente spirito di appartenenza al quartiere dal momento che il popolamento di Scampia , dopo il terremoto dell’80, aveva portato le persone di altre parti di Napoli a vivere qui. Ero affascinata da lui, dai suoi murales, dalla sua voglia di cambiare le cose. Dal suo modo non convenzionale di comunicare e di arrivare a dire cose e promuovere idee che altri non riuscivano a fare. La sua filosofia si basava su una opera del pittore spagnolo Francisco Goya di fine 700: “Il sonno della ragione genera mostri”.

D: Resto abbastanza colpito dalla passione e dal trasporto con cui parli di quest’artista.
R: Per capire di più consiglio la Canzone “ Felice” degli A67, anche loro un gruppo di Scampia abbastanza famoso. La canzone descrive bene la vita di Felice.

D: Quando cominci a suonare?
R: Ero piccolissima, avevo 10 anni, e vincevo la mia timidezza con una chitarra di mio cugino più grande. Poi qualche anno dopo ho avuto la mia prima chitarra. Mentre mio padre ascoltava i Led Zepellin , Bob Marley, Pino Daniele e a casa la stereo mandava Deep purple, i Queen e i Dire Straights, io suonavo e provavo a canticchiare. Poi arrivata al primo anno di liceo, dopo avermi ascoltato nelllo spettacolo teatrale di fine anno scolastico un gruppo mi propone di cantare con loro e da lì comincia la mia avventura nella musica. Prima con i Totem e poi con i Faithful e infine con i Nocturna. Tutta l’adolescenza a ritmo di rock che mi ha portato a 17 anni, con i Faithful, nel 2006 a Bologna da Red Ronny al famoso Roxy Bar. Un avventura pazzesca, il mio primo viaggio e lo facevo “con e per” la musica. Poi arrivano vari concorsi come il Pansini Rock Contest, il We Rock, che mi insegnano a stare sul palco e a trasformare la timidezza in energia musicale.

D. Con i Motus fai anche un esperienza a teatro.
R: “Ics* racconti crudeli della giovinezza” era lo spettacolo di una compagnia di teatro sperimentale di Rimini che ci ha portato in tour per tutta Italia . Un esperienza unica, intensa che mette in scena quel difficile frangente di vita che è l’adolescenza, ed in particolare quella vissuta nelle grandi città, nel caso di Ics.04 la città che fa da sfondo è Napoli e della sua periferia. Questo lavoro si propone di dare uno sguardo diverso da quella Napoli troppo spesso banalizzata nell’ immagine di violenza e criminalità, mediante registrazione di un vissuto di parole e immagini che restituisce invece tentativi di essere, di fare, di reagire artisticamente al “deserto creato dagli adulti”.

D: Poi cominci come solista e anche li arrivano molti premi.
R: Comincio a cantare da sola i miei pezzi. “Turnà” vince come miglior testo ad una Canzone per la Pace 2009. Anche “ Utopia” vince il primo premio per il concorso Capatosta e l’ultimo premio arriva qualche giorno fa con il brano “Domenica Mattina” che ha vinto il contest “Una canzone per la Pace 2011”..

D: Cantautrice, compositrice e musicista. Ma come nascono tuoi testi?
R: Spontaneamente. Non lo so. E’ il mio modo di parlare, di descrivere i miei pensieri. Nasce prima la musica. Solo attraverso le note riesco a spogliare e criptare quello che ho dentro. E’ l’unico modo che ho per parlare di me, di raccontarmi. Non ho mai scritto d’amore in senso generalista ma ho parlato dell’amore per la mia terra nella canzone “Turnà”, dove racconto della nostalgia di chi è lontano.

D: Canti e scrivi in Inglese, in Italiano e anche in Napoletano. In quale lingua ti senti più a tuo agio?
R:Cantare in Inglese mi proteggeva, mi teneva lontano da tutti. Era la mia timidezza che cantava in Inglese. Poi studiando la filologia e la linguistica all’Università ho amato ancora di più le mie lingue di origine: l’italiano ed il napoletano.. L’amore per l’italiano e per il napoletano e la voglia di vincere le mie paure, le mie timidezze mi portano adesso a non cantare più in Inglese.

D: Utopia è il titolo di una tua canzone e anche la tua mail. Cosa significa per te Utopia?
R: E’ un sogno realizzabile. Utopia è un non luogo, che può materializzarsi, che può diventare realtà se si vuole. Magari un posto che non raggiungerai mai, ma solo il fatto di crederci, solo il viaggio per raggiungere questa Utopia da il senso del presente.

D: Una frase di una tua canzone :“ tra luce e oscurità”. Qual è la tua luce, qual è la tuo oscurità?
R: La luce è quello che ho adesso, quello che vedo. L’oscurità sono le cose che non vedo, da scoprire. Una stanza dove ancora devo accendere la luce… Ma io non ho paura del Buio.

D: Progetti per il futuro?
R: Sono in studio di registrazione per il mio album dal sapore indie folk. Un album ricco di contaminazioni, pieno di racconti. Dove il mondo esterno si scontra e mescola con tutto quello che ho dentro. Racconterò della mia storia, della mia musica. Canterò di quello che ho visto, quello che vedo e quello che spero di vedere domani.

L’invito a vedere mi spinge spontaneamente a guardarmi intorno, a guardare quella piazza di cemento armato . Una scritta enorme sopra le colonne che decorano la piazza:“ Quando la Felicità non la vedi, cercala dentro”. E poi Monica mi racconta di altra scritta all’uscita della metropolitana: “Basta Crederci e a Scampia trovi un mare di bene”.Scritte che dopo questa chiacchierata e dopo aver visto e conosciuto un po’ meglio Scampia, senza i condizionamenti dei mass media mi sembrano inutili, paradossalmente quasi offensive. Io non ci ho creduto, io non mi sono dovuto guardare dentro. Io la felicità e il mare di bene l’ho visto, toccato in questo pomeriggio di sole. Nelle parole di una giovane artista piena di talento che mi raccontava della sua infanzia,negli occhi dei ragazzi dei Mammut. Nel sole che illuminava i sorrisi dei tanti bambini che giocavano li. Monica condivide i miei pensieri e quasi mi urla che Scampia è anche sole, anche musica, anche speranza.

Giovanni Salzano

Monica Riccio e la sue performance:
www.myspace.com/monicariccio

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Napoli: Aria e Terra

Continuiamo il nostro piccolo racconto, il nostro viaggio.
Desideriamo, innanzitutto, ringraziare per tutte le mail ricevute e tutti i consigli. Il nostro diario di bordo tra gli elementi della tradizione ellenica , arricchito delle vostre proposte,  continua con l’aria e la terra.
 
 

Terra
“…essi si sono perduti per le oscure caverne che rendevano paurosa la spiaggia Platamonia”

Un affascinante viaggio nelle viscere della città, per scoprire un’altra faccia disegnata dalle pietre di tufo nel sottosuolo. Una Napoli nascosta, intrigante e misteriosa. Ci sono diversi percorsi: quello delle cisterne e dei Munacielli o del teatro grecoromano nascosto in un basso a Vico Cinquesanti passando per il tunnel borbonico, da Palazzo Reale fino a Via Morelli
Un universo buio, una Napoli sospesa in un sonno eterno, dove il tempo e lo spazio sembrano non esistere. Napoli che nelle sue viscere raccoglie le anime del passato attraverso cimiteri, catacombe e sepolcri. La città che diventa il centro della vita e della morte. Gli ipogei greci della Sanità ( rione che diede i Natali a Toto’) sono i sepolcri più antichi e si trovano a 10-11 metri di profondità. Sempre nel cuore del rione Sanità, il Cimitero delle Fontanelle che raccoglie le spoglia delle persone che non potevano permettersi una degna sepoltura o le vittime delle grandi epidemie della storia. Un luogo intimo e molto suggestivo.
La Terra che avida accoglie il mistero e il mito antico della Sibilla Cumana: un corridoio dalla forma trapezoidale scavato nel tufo di Cuma, e che termina con una stanza scavata nella roccia. Cuma è ancora oggi uno dei siti archeologici della zona flegrea di maggior interesse.
La Crypta Neapolitana (detta anche “Grotta di Pozzuoli” o “Grotta di Posillipo”) scavata in epoca greca nella collina di Posillipo è invece il centro della celebrazione della tanto discussa e antichissima Festa di Piedigrotta.
 
Aria
“Nelle stellate notti di estate, Parthenope si è distesa sull’arena del lido fissando lo sguardo nel cielo…”
 
Il cielo e il mistero delle stelle si possono  ammirare e contemplare all’ Osservatorio Astronominco di Capodimonte che mostra  una vista sul golfo da mozzare  il fiato.
Il cielo si offre al Raduno internazionale delle Mongolfiere che  si svolge a Fragneto Monforte, un piccolo centro in provincia di Benevento dove ogni anno nel primo week end di Ottobre volano mongolfiere di varie forme provenienti da tutta Europa.
Ogni 24 dicembre, ad Amalfi il cielo della città è illuminato a mezzanotte per la tradizionale Calata della Stella Cometa,   uno spettacolo unico, suggestivo che rende magica  la costiera amalfitana anche a Natale.
 
  Si parla di lei, si urla contro di lei, si scattano foto. A volte appare stanca, svuotata. Altre volte luminosa e serena. A volte affondata dai luoghi comuni. Terra piena di fascino. Come una donna misteriosa, silenziosa, con qualche ruga per ricordarci del  tempo. Un donna vestita di rosso pompeiano. Parthenope un tempo giovane innamorata, che impavida scappava per raggiungere il sogno di una vita d’amore.
 Dov’è Pathenope?  Dove sarà adesso? È qui da qualche parte. Lei non muore.  Abbiamo provato a cercarla tra i giardini di Capodimonte o tra il giallo dei  limoni di Sorrento. L’abbiamo trovata nei 4 elementi tra le acque di Procida e il fuoco del Vesuvio. Nell’aria, tra le note di vecchie canzoni . Tra le maioliche azzurre del monastero di Santa Chiara o a spasso per  Spaccanapoli. Qualche volta l’abbiamo intravista, furtiva, sorridente. Abbiamo sentito il suo odore tra le sfogliatelle e le pizze fritte. Tra le pastiere e i ragù domenicali. In ogni angolo abbiamo potuto scorgerla ma mai prenderla, mai sentirla veramente. Parthenope non è solo una città, ma un concetto, un idea. E’ dentro di noi. Dentro quelli che la amano. E’ calore, sudore, sorriso. Parthenope è li che aspetta solo di essere ripresa, amata, riscaldata. Non c’e politica, nè giustizia. C’e bisogno di coscienza, amore,condivisione.
Lei è lì … dentro!
                                                                                                                             Giovanni Salzano
                                                                                                                      www.frcongressi.it
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Acqua e Fuoco su Napoli

                                                                                              
La lettura dell’origine di Napoli di Matilde Serao ha portato tutti noi nella tradizione, nelle  leggende, in una nuova dimensione dove tutto è amore, immortale e fluido . La Grecia come terra che partorisce Napoli e l’amore che la nutre, la fa crescere. Una Napoli intensa e romantica,  che sorge dalla più classica delle “fuitine” d’amore.
Napoli che vogliamo  raccontare attraverso la tradizione greca  dei 4 Elementi, l’amore e la memoria  come fil rouge nel quale potersi perdere per scoprire il ventre della nostra città, per poterne capire il senso più profondo e a volte sconosciuto. Gli elementi vitali per descrivere la nostra terra:  terra di accenti, di fragranze, di tradizioni.
Ogni cosa presente nel nostro mondo terreno era secondo i greci composta da i quattro elementi.  A Napoli ed in Campania  Terra , Fuoco , Aria e Acqua  convivono armonicamente e si nutrono reciprocamente.
Proponiamo un viaggio fatto di  feste popolari,  paesaggi mozzafiato e percorsi archeologici dove ci faremo guidare dai 4 elementi della tradizione greca. Territorio, folclore  e scoperta che si incontrano per raccontare una terra  troppe volte denigrata e violentata.
L’anima della città è composta dalle persone che in qualche modo la amano, la osservano, la scoprono. Vi invitiamo perciò a condividere e raccontarci la vostra Napoli, il vostro sguardo sulla città attraverso gli elementi vitali, proponendoci i vostri luoghi, le vostre scoperte, i vostri scorci.
Scoprire vuol dire, talvolta,  guardare con nuovi occhi e per questo vi chiediamo di proporci un nuovo modo di guardare Napoli, di poterla ammirare da nuovi punti di vista, diversi da quelli che oramai, nostro malgrado, ci hanno abituato a vederla.
 Scriveteci , quindi, le vostre idee, i vostri nessi tra Napoli e  la Campania in generale ed i 4 elementi così da potere costruire insieme una serie di percorsi per capire e conoscere meglio questa terra .
Proponiamo, adesso, la nostra Napoli attraverso i primi due elementi : Acqua e Fuoco.
Siamo partiti da alcune frasi di “ Leggende Napoletane” di Matilde Serao e da lì  vogliamo cominciare il nostro racconto, il nostro viaggio.

Acqua

“…sino al mare si spande il lusso irragionevole, immenso, sfolgorante di una natura meravigliosa”
 
Elemento predominante, l’acqua colora d’azzurro tutta la città (squadra di calcio compresa).  Stesa sul mare, Napoli sembra guardare le sue isole adagiando la testa sul monte Echia. L’acqua che impreziosisce ogni angolo con i suoi coralli ( famosi quelli di Torre del Greco, da ammirare a Napoli allo show room Ascione) e dona benessere e relax attraverso i suoi  centri termali ( Agnano, Stufe di Nerone, Terme di Castellamare, Telese, Ischia).
L’acqua è protagonista di un originale  manifestazione folcloristica ‘A chiena a Campagna in provincia di Salerno ad Agosto. Consiste nel deviare il corso del fiume Tenza nelle strade del centro storico, dando così la possibilità ai turisti e agli abitanti locali di rinfrescarsi del caldo estivo attraverso giochi d’acqua, “secchiate” e assistere alle manifestazioni artistiche che sono legate al tema della chiena o che si svolgono all’interno dell’acqua stessa.
Un evento singolare che richiederebbe sicuramente uno spazio maggiore.
Il mare che diventa palcoscenico perfetto per la festa di Sant’Anna ad Ischia. Il 26 luglio si assiste nello specchio d’acqua antistante il Castello Aragonese ad una sfilata di barche o meglio, zattere,  addobbate con disegni e rappresentazioni allegoriche. Sempre nella stessa serata, un altro momento magico è l’incendio del Castello Aragonese che lascia davvero senza fiato. Ed infine completano la serata, gli immancabili e suggestivi fuochi d’artificio
Acqua che nutre il fuoco. Fuoco che illumina  acqua, aria e terra
 
Fuoco
“…essi hanno chinato i loro volti sui crateri infiammati, paragonando la passione incandescente della natura alla passione del loro cuore”
 
Il fuoco da sempre riscalda l’anima della città. Fuoco di passione, una passione che a volte illumina, a volte distrugge. Come l’amore. L’anima della città legata al Vesuvio che simboleggia perfettamente le due facce dello stesso sentimento. Vesuvio che distrugge Pompei ed Ercolano. Vesuvio che arricchisce  con il suo profilo la baia di Napoli e il paessaggio mozzafiato che regala una passeggiata nel suo cratere con un visita all’Osservatorio Vesuviano da dove il volto della città risulta ancor più affascinante.
Folclore e fuoco il 17 gennaio in centro a Napoli , nella festa d’ò cippo di  Sant’Antonio Abate, protettore degli animali, che  inizia dall’illuminazione di tutte le strade e per i vicoli della città per mezzo di piccoli e grandi falò, i cosiddetti “cippi”. Tutte le famiglie partecipano all’opera di illuminazione, e, al grido di “menate, menate” lanciato dalla moltitudine dei bambini, da ogni finestra vengono calati, nei canestri legati alle funi ( i panari) , tutti gli oggetti che in casa non servono più e che potrebbero favorire un bel fuoco. Nel frattempo nel quartiere Carlo III, quello dedicato al Santo, spuntano centinaia di bancarelle e di venditori ambulanti di “soffritto“, un composto di interiora e salsa di pomodoro, che si mangia con la pasta o sul pane abbrustolito.
Masaniello, il simbolo degli scugnizzi napoletani , iniziò la sua rivolta durante i preparativi della festa del Carmine dove il fuoco diventa simbolo di sacralità e devozione.
Il 15 luglio di ogni anno ho luogo il tradizionale simulacro dell’ incendio del campanile in piazza del Carmine in onore della Vergine Maria.
Tra gli applausi della folla festante, gli inni dei fedeli e il suono delle campane, il campanile s’illumina e s’incendia . Compare, poi,  l’effigie della Madonna del Carmine che compie il miracolo domando e spegnendo  «l’incendio», , e salvando così il campanile. Il lavoro di abili fuochisti regala in questa festa uno spettacolo davvero unico ed esaltante.
                                                                                                        Giovanni Salzano
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La città dell’amore

  

“…dove l’uomo non uccide una parte di sé per la esaltazione dell’altra, ma dove tutto è esistenza, tutto è esaltazione, tutto è trionfo: il dramma dell’amore. Le nostre leggende sono l’amore. E Napoli è stata creata dall’amore.
Cimone amava la fanciulla greca. Invero ella era bellissima: era l’immagine della forte e vigorosa bellezza che ebbero Giunone e Minerva, cui veniva rassomigliata. La fronte bassa e limitata di dea, i grandi occhi neri, la bocca voluttuosa, la vivida candidezza della carnagione, lo stupendo accordo della grazia e della salute in un corpo ammirabile di forme, la composta serenità della figura, la rendevano tale. Si chiamava Parthenope, che nel dolce linguaggio greco significa Vergine.”…
“Ora ella ama Cimone, con l’unico possente, imperante amore della fanciulla, che si trasforma in donna.
Nella notte di estate, notte bionda e bianca di estate, Cimone parla all’amata:
– Parthenope, vuoi tu seguirmi?
– Partiamo, amore.
– Tuo padre ti rifiuta al mio talamo, o soavissima: Eumeo vuole egli per tuo sposo e suo figliolo. Ami tu Eumeo?
– Amo te, Cimone.
– Lode a Venere santa e grazie a te, suo figliola! Pensa dunque quale nero incubo sarebbe la vita, divisi, lontani – e come, giovani ancora, aneleremmo alle cupe ombre dello Stige. Vuoi tu partire meco, Parthenope?
– Io sono la tua schiava, amore.
– Pensa: dimenticare la faccia di tuo padre, cancellare dal tuo volto il bacio delle sorelle, fuggire le dolci amiche, abbandonare il tuo tetto…
– Partiamo, Cimone.
– Partire, o dolcissima, partire per un viaggio lungo, penoso, sul mare traditore, per una via ignota, ad una meta sconosciuta; partire senza speranza di ritorno; affidarsi ai flutti, sempre nemici degli amanti; partire per andare lontano, molto lontano”…
“– Io t’amo – ella dice – partiamo.
 Sono mille anni che il lido imbalsamato li aspetta. Mille primavere hanno gittata sulle colline la ricchezza inesausta, rinascente, dalla loro vegetazione – e dalla montagna sino al mare si spande il lusso irragionevole, immenso, sfolgorante di una natura meravigliosa. Nascono i fiori, olezzano, muoiono perché altri più belli sfoglino i loro petali sul suolo; milioni e milioni di piccole vite fioriscono anche esse per amare, per morire, per rinascere ancora.
Da mille anni attende il mare innamorato, da mille anni attendono le stelle innamorate. Quando i due amanti giungono al lido divino un sussulto di gioia fa fremere la terra, la terra nata per l’amore, che senza amore è destinata a perire, abbruciata e distrutta dal suo desiderio. Parthenope e Cimone vi portano l’amore. Dappertutto, dappertutto essi hanno amato. Stretti l’uno all’altra, essi hanno portato il loro amore sulle colline, dalla bellissima, eternamente fiorita di Poggioreale, alla stupenda di Posillipo; essi hanno chinato i loro volti sui crateri infiammati, paragonando la passione incandescente della natura alla passione del loro cuore; essi si sono perduti per le oscure caverne che rendevano paurosa la spiaggia Platamonia; essi hanno errato nelle vallate profonde che dalle colline scendevano al mare; essi hanno percorso la lunga riva, la sottile cintura che divide il mare dalla terra. Dovunque hanno amato. Nelle stellate notti di estate, Parthenope si è distesa sull’arena del lido fissando lo sguardo nel cielo, carezzando con la mano la chioma di Cimone che è al suo fianco; nelle lucide albe di primavera hanno raccolto, nel loro splendido giardino, fiori e baci, baci e fiori inesauribili; ne’ tramonti di porpora dell’autunno, nella stagione che declina, hanno sentito crescere in essi più vivo l’amore; nelle brevi e belle giornate invernali hanno sorriso senza mestizia, pur anelando alla novella primavera. La pianta secolare ha prestata la sua ombra benevola a tanta gioventù; la contorta e bruna pietra dei campi Flegrei non ha lacerato il gentil piede di Parthenope; il mare si è fatto bonario ed ha cantata loro la canzoncina d’amore, la natura leale non ha avuto agguati per essi; sugli azzurri orizzonti ha spiccato il profilo bellissimo della fanciulla, il profilo energico del garzone. Quando essi si sono chinati ed hanno baciato la terra benedetta, quando hanno alzato lo sguardo al cielo, un palpito ha loro risposto e fra l’uomo e la natura si è affermato il profondo, l’invincibile amore che li lega. Napoli, la città della giovinezza, attendeva Parthenope e Cimone; ricca, ma solitaria, ricca, ma mortale, ricca, ma senza fremiti. Parthenope e Cimone hanno creata Napoli immortale.
Ma il destino non è compito ancora. Più alto scopo ha l’amore di Parthenope. Ecco: dalla Grecia giunsero, per amor di lei, il padre e le sorelle e amici e parenti che vennero a ritrovarla; ecco: sino al lontano Egitto, sino alla Fenicia, corre la voce misteriosa di una plaga felice dove nella bella festa dei fiori e dei frutti, nella dolcezza profumata dell’aria, trascorre beatissime la vita. Sulle fragili imbarcazioni accorrono colonie di popoli lontani che portano seco i loro figliuoli, le immagini degli dèi, gli averi, le comuni risorse; alla capanna del pastore sorge accanto quella del pescatore; la rozza e primitiva arte dell’agricoltura, le industrie manuali appena sul nascere compiono fervidamente la loro opera. Prima sorge sull’altura, il villaggio a grado a grado guadagna la pianura; un’altra colonia se ne va sopra un’altra collina ed il secondo villaggio si unisce col primo; le vie si tracciano, la fabbrica delle mura, cui tutti concorrono, rinserra poco a poco nel suo cerchio una città. Tutto questo ha fatto Parthenope. Lei volle la città. Non più fanciulla, ma ora donna completa e perfetta madre: dal suo forte seno dodici figliuoli hanno vista la luce, dal suo forte cuore è venuto il consiglio, la guida, il soffio animatore.”…
“La più bella delle civiltà, quella dello spirito innamorato; il più grande dei sentimenti, quello dell’arte; la fusione dell’armonia fisica con l’armonia morale, l’amore efficace, fervido, onnipossente è l’ambiente vivificante della nuova città.”
“Se interrogate uno storico, o buoni ed amabili lettori, vi risponderà che la tomba della bella Parthenope è sull’altura di San Giovanni Maggiore, dove allora il mare lambiva il piede della montagnola. Un altro vi dirà che la tomba di Parthenope è sull’altura di Sant’Aniello, verso la campagna, sotto Capodimonte. Ebbene, io vi dico che non è vero. Parthenope non ha tomba, Parthenope non è morta. Ella vive, splendida, giovane e bella, da cinquemila anni. Ella corre ancora sui poggi, ella erra sulla spiaggia, ella si affaccia al vulcano, ella si smarrisce nelle vallate. È lei che rende la nostra città ebbra di luce e folle di colori: è lei che fa brillare le stelle nelle notti serene; è lei che rende irresistibile il profumo dell’arancio; è lei che fa fosforeggiare il mare. Quando nelle giornate d’aprile un’aura calda c’inonda di benessere è il suo alito soave: quando nelle lontananze verdine del bosco di Capodimonte vediamo comparire un’ombra bianca allacciata ad un’altra ombra, è lei col suo amante; quando sentiamo nell’aria un suono di parole innamorate; è la sua voce che le pronunzia; quando un rumore di baci, indistinto, sommesso, ci fa trasalire, sono i suoi baci; quando un fruscio di abiti ci fa fremere al memore ricordo, è il suo peplo che striscia sull’arena, è il suo piede leggiero che sorvola; quando di lontano, noi stessi ci sentiamo abbruciare alla fiamma di una eruzione spaventosa, è il suo fuoco che ci abbrucia. È lei che fa impazzire la città: è lei che la fa languire ed impallidire di amore: è lei la fa contorcere di passione nelle giornate violente dell’agosto. Parthenope, la vergine, la donna, non muore, non ha tomba, è immortale, è l’amore. Napoli è la città dell’amore.

                   Tratto da “Leggende Napoletane” di Matilde Serao

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